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@laurabongiorno.serenita

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Se ti succede, probabilmente pensi che il problema sia che non riesci a controllarti.

In realtà, quando la rabbia sale tanto, il cervello entra in modalità allarme.L’amigdala si attiva… e le aree che ti aiutano a riflettere e scegliere si abbassano.

Quindi no, non sei sbagliata.In quel momento… hai meno accesso alle tue risorse.

Il punto non è controllarti di più.È arrivarci prima.

Il corpo te lo dice sempre.

Mascella che si stringe.Respiro corto.Tensione che sale.

Quello è il momento.

Non quando esplodi.

Anche solo fermarti, portare attenzione ai piedie fare 2–3 respiri più lentipuò già cambiare qualcosa.

Non perché “ti calmi”…ma perché torni a sentirti.

E da lì puoi scegliere.

—

Se vuoi imparare a farlo davvero, seguimi. Nei prossimi giorni ti lascio una pratica semplice di respiro calmante.

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Tranquilla, non sei circondata da incapaci.
Sei solo diventata bravissima a fare tutto da sola.
Succede a fine giornata:
la carta igienica finita, la lavastoviglie piena, la ciotola del gatto vuota (e lui guarda te, ovviamente).
E pensi: ma davvero devo pensarci sempre io?
Sembra che senza di te certe cose non stiano in piedi.
Perfino il gatto ormai viene direttamente da te.
Lo capisco, sembra una strada senza uscita.
E ogni tanto fantastichi di sparire. Non per sempre, eh. Giusto una settimana.
Oppure restare sul divano e vedere cosa succede.
Spoiler: saresti durata circa 12 minuti.
Solo che c’è un problema.
Più dici questa frase, più diventa vera.
Non perché gli altri non siano capaci, ma perché non lasci davvero spazio perché lo diventino.
All’inizio provano, poi tu sistemi, anticipi, rifai…
e loro imparano: tanto poi arrivi tu.
E a quel punto non è più incapacità, è economia energetica.
Nel frattempo diventi il punto di passaggio obbligatorio per tutto.
Suona importante… ma significa che non si muove una foglia senza di te.
E mentre tieni insieme mille cose, succede qualcosa di ironico:
sei piena di cose… ma vuota di spazio.
La verità è che gli altri spesso possono fare.
Solo che non lo faranno come te.
E finché non sei disposta a tollerare un po’ di disordine, continuerai a chiamarlo responsabilità…
ma è un modo elegante per non lasciare andare il controllo.
Allora prova una cosa piccola.
Lascia la lavastoviglie piena fino a domani.
Non per disinteresse, ma per curiosità.
A volte qualcuno fa diverso da te… e funziona lo stesso.
E ogni tanto — la parte più sorprendente — il mondo non crolla.
E tu respiri un po’ di più.
Se mentre leggevi annuivi, probabilmente qualcosa ha fatto centro.
È spesso da qui che si inizia a cambiare.
Se vuoi capire come portarlo nella tua vita (senza diventare zen o mollare tutto), puoi prenotare un colloquio gratuito.
👉 link in bio
#Senonlofaccioiononlofanessuno
#caricamentale
#vogliadime
#nondevofaretuttoio
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Succede quando ti senti incastrata in un ruolo che non hai scelto davvero.
Perché da piccola non sempre qualcuno è riuscito a vederti per quello che eri.
Per i tuoi bisogni. Per le tue emozioni.
E allora hai fatto una cosa molto intelligente: ti sei adattata.
Se serviva essere brava… sei diventata bravissima.
Se serviva non dare fastidio… sei sparita.
Se qualcuno era fragile… sei diventata tu quella forte.
E piano piano hai preso una forma.
Una forma che funzionava.
Ti faceva sentire di essere amata.
Ma quella forma non è nata da chi sei.
È nata da quello che serviva.
E oggi la chiami: “io sono fatta così”.
Ma se ti senti stretta, stanca, nervosa…
forse non sei tu il problema.
Forse è la forma che altri hanno scelto per te alla quale continui ad adattarti.
Non è troppo tardi.
È solo la prima volta che parti da te.
—
Se senti che è arrivato il momento,
ci sono ancora 3 posti per “Voglia di me – 10 settimane per amarsi”.
Puoi compilare il form e capire se è il momento giusto per te (lo trovi in bio o chiedimelo).

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Se quando sei stremata pensi che devi solo resistere di più… forse non è questo il problema.
È come allenarti con un frigorifero sulle spalle.
Non diventi più forte. Ti rompi.
Il punto non è quanto riesci a reggere.
È che prezzo stai pagando per quello che continui a portare.
E nel frattempo nessuno lo vede.
Perché tu sorridi. Funzioni. Tieni tutto insieme.
Ma dentro… sei stanca.
Quel frigo è pieno di “sì” detti quando era no.
Di cose fatte per non deludere.
Di pezzi che non sono nemmeno tuoi.
👉 Domanda semplice:
è davvero tuo, tutto quello che stai portando?
Spoiler: il mondo regge.
Tu, così, molto meno.
Non hai bisogno di più forza.
Hai bisogno di meno peso.
Se questo post ti ha punto da qualche parte…
scrivimi FRIGO 🤍 e ti mando un piccolo esercizio fatto apposta per te

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Lo so cosa mi farebbe bene.
Eppure non lo faccio.
E allora pensi: mi sto autosabotando.
Solo che l’autosabotaggio non è un nemico da eliminare.
È una parte di te che prova a proteggerti… nel modo sbagliato.
Ti ferma per non farti fallire.
O per non farti cambiare davvero qualcosa che, anche se ti pesa, conosci.
Il problema è che non puoi davvero combatterlo perchè è una parte di te e più lo combatti… più si irrigidisce.
👉 Prova a chiederti:
“da cosa sta cercando di proteggermi?”
Non giustifica tutto.
Ma apre uno spazio diverso.
Se senti che è il momento di lavorare su questo meccanismo in modo più profondo,
puoi compilare il questionario per il colloquio gratuito (trovi il link in bio).
È uno spazio per capire insieme se questo è il momento giusto per iniziare.

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“Se non lo faccio io, non lo fa nessuno.”
È una frase che pesa e nasconde spesso qualcosa che non vedi...
Ti costringe dentro una narrazione senza speranza, in cui continui a fare, fare, fare...
E a non capire mai cosa succederebbe se ti fermassi.
👉 Non sei indispensabile (no, non è una brutta notizia.)

Se ti ci ritrovi… forse sono la persona giusta per te, compila il form che trovi in bio e chiedimi un colloquio gratuito per il percorso in partenza 🤍

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IO VOLEVO LE MORE... (trova il tempo di leggerla)
Questa è la storia di una donna che si è fatta in quattro (e anche in cinque) per essere amata.
Ha fatto tutto “bene”. Davvero.
Poi si è accorta che non bastava, perchè non funziona proprio così. Il resto… è come le cose cambiano davvero.

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NON SEI STANCA, sei TRISTE
(post per chi si sente a pezzi anche se nessuno se ne accorge)
👉 Avviso: è una storia personale.
A un certo punto ho capito una cosa che non mi è piaciuta per niente:
tutte le lacrime che non ti permetti di piangere restano dentro.
E, piano piano, fanno ruggine.
Anni fa mi sentivo sempre stanca.
Passavo il tempo sul divano dicendomi che “domani” avrei iniziato a cambiare qualcosa.
Ma anche dopo aver dormito… mi svegliavo uguale.
Svuotata. Demotivata.
E ogni giorno mi riconoscevo un po’ meno.
Solo che il riposo non bastava.
Dentro, aspettavo che qualcuno mi salvasse.
E visto che non arrivava… iniziavo a pensare che il problema fossi io.
Finché la mia terapeuta mi disse: “Non sei stanca.
Sei bravissima a non sentire.
E quello che eviti… non si cura sul divano.”
Sono uscita distrutta.
E arrabbiata.
Perché aveva detto esattamente quello che non volevo sentire.
Aveva tolto il mio alibi.
E da lì…
non potevo più non vedere.
La tristezza era ovunque.
In quello che non facevo.
E in quello che facevo senza voglia.
Non sapevo cosa farci.
Ma non potevo più ignorarla.
Ed è stata la mia salvezza.
Sono tornata in terapia con una richiesta diversa:
“Mi sento sola e triste. Voglio tornare a vivere.”
È stato difficilissimo smettere di aspettare che qualcuno mi salvasse.
Ma è stato quello che ha cambiato tutto.
Ho iniziato, piano, a tornare a me.
Oggi non è che non finisco più su quel divano.
Succede.
Ma non confondo più la tristezza con la stanchezza.
Se sono stanca mi riposo.
Se sono triste mi avvicino.
E non lascio più che le lacrime restino dentro a fare ruggine.
Perché quella ruggine, piano piano, ti blocca.
E senza accorgertene… inizi a vivere sempre meno.
Oggi sono diventata un posto in cui posso tornare.
📌 Se mentre leggi ti è venuto in mente quel divano…
forse non sei stanca.
Forse sei triste.
E magari non hai più voglia di restarci da sola.
Il percorso “Dalla tua parte” nasce per questo.
Per aiutarti a tornare.
Se senti che è il momento, trovi il link al primo commento.
Felice giorno.
Il divano può aspettare. Tu un po’ meno 💙

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Se questa frase ti ha fatto un po’ male… domani capirai perché.
(E cosa c’entra con tutta quella stanchezza che non passa.)

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SE LASCIO CADERE LA MASCHERA, poi mi vorranno bene lo stesso?
Ognuno di noi ha le sue maschere e ogni maschera ha il suo vantaggio e il suo prezzo.
Per esempio, la maschera della "persona buona e brava" può ottenere applausi ma il prezzo è che penseremo di non meritare amore se "osiamo" toglierla.
Applausi e affetto non sono la stessa cosa.
Trovi il video completo (dura 6 minuti) sulla mia pagina instagram o su Facebook
Scrivimi se ti ha mosso qualcosa, Ti leggo volentieri 🌿
#parlaneconme #vogliadime #siamofeniciesipuòsemprerinascere #10settimaneperamarsi #fortisenzarabbia #infelicità #amorepersè #buonenotizie #sensodicolpa #autoalleanza #diventalatuamiglioreamica #tuttoilbenecheadessomivoglio

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SE LASCIO CADERE LA MASCHERA, poi mi vorranno bene lo stesso?
Ognuno di noi ha le sue maschere e ogni maschera ha il suo vantaggio e il suo prezzo.
Per esempio, la maschera della "persona buona e brava" può ottenere applausi ma il prezzo è che penseremo di non meritare amore se "osiamo" toglierla.
Applausi e affetto non sono la stessa cosa.
Guarda il video e, se ti va, fammi sapere se ti è stato utile.
Ti leggo volentieri 🌿
#parlaneconme #vogliadime #siamofeniciesipuòsemprerinascere #10settimaneperamarsi #fortisenzarabbia #infelicità #amorepersè #buonenotizie #sensodicolpa #autoalleanza #diventalatuamiglioreamica #tuttoilbenecheadessomivoglio

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Se sei bloccata in una decisione che non riesci a prendere non è perché sei confusa o incapace.

È perché stai mentendo a te stessa.
Non stai scegliendo tra sì e no.
Stai aspettando�la scelta che non fa male a nessuno:

Lasciare senza ferire.
Dire NO senza deludere.
Cambiare senza conseguenze.

😱Brutta notizia: questa scelta non esiste.

Se non vivi nel mondo degli unicorni, quando scegli qualcuno soffre.
A volte sei tu, a volte è l’altro. A volte entrambi.

Quando dici di NO qualcuno ci resta male.

E no, non è un segno che sei cattiva.
È segno che sei un’adulta che ha il coraggio di accogliere la vita così com’è.

Finché continui a immaginare una via d’uscita pulita, indolore,approvata da tutti…resterai ferma.

E più resti ferma, più ti arrabbi…ovviamente con te stessa!

Quindi chieditelo davvero: qual è l’opzione impossibile che stai usando per non scegliere?
Seguimi.
E tagga un’amica che sta aspettando condizioni che non arriveranno mai.

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La rabbia non è il problema: è che nessuno ti ha insegnato cosa farci.
Non serve trattenerla, tentare di controllarla o fare finta che non esista, sai bene che alla fine "vince lei" (sia quando la scarichi addosso a qualcuno che ami, sia quando decidi di "ingoiartela" rivolgendola contro di te)
La verità è che la rabbia, se impari ad ascoltarla, può diventare una grande alleata.

Se questa cosa ti riguarda, questo video è per te.
👉 Seguimi per altri contenuti su come smettere di farti la guerra
👉 E condividilo con qualcuno che “si arrabbia sempre" o "non si arrabbia mai”…
#rabbia #emozioni #autoalleanza #psicologia #crescitapersonale #consapevolezza #confini #amorepersè

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ANCHE TU HAI BISOGNO DI UN UNICORNO PAZZO
Ci sono momenti in cui fai le cose anche bene. Ti impegni, stai attenta, cerchi di non fare danni...ma dentro di te parte comunque una riunione.
Non l’hai convocata tu, ma sono tutti già seduti: c’è quello che spacca il capello in due, quello che corregge, quello che prende appunti...
Qualcuno, molto serio, sta già tirando le conclusioni.
Peccato che la persona sotto esame sei proprio tu.
Questo weekend, a un certo punto, mentre lavoravamo proprio sulla corazza caratteriale, che ci difende a caro prezzo, mi è stato chiaro che in queste riunioni vengono invitate sempre le stesse figure: quelle che conosciamo da sempre, quelle spaventate, arrabbiate... giudici e bambini interiori...
Desideriamo libertà e leggerezza e affidiamo le nostre azioni a bimbi sperduti o(peggio) a bacucchi incartapecoriti...
Manca una risorsa importante:
Una che non abbia bisogno di essere impeccabile per avere voce.
Una che non corra a nascondersi davanti alla parola “errore”, che non abbia la passione per l'autoflagellazione e che riesca a stare nella stanza senza trasformarla ogni volta in una commissione d'esame.
L’ho chiamata “l’unicorno pazzo”. Mi ha fatto sorridere subito e ho capito una cosa molto importante. Ho anche preparato un esercizio dedicato per la newsletter di aprile🌿
Se vuoi riceverla, scrivi "unicorno pazzo" nei commenti e ti manderò il link per iscriverti.
A volte non è quello che ti manca a fare la differenza: è chi lasci parlare quando qualcosa non va.

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“MA PERCHÉ MI SBATTO TANTO per capire tutti… e poi alla fine SONO SEMPRE IO il problema?”
È una frase che arriva sempre più o meno allo stesso punto: quando hai già capito tutto… e non è cambiato niente.
A quel punto non sei nemmeno più arrabbiata. Sei stanca.
Ed è proprio lì che, di solito, iniziamo a capirci davvero.
Molte persone con cui lavoro partono da una convinzione radicata:
“Ho un problema con la rabbia.”
Lo dicono con imbarazzo, perché non sono abituate ad avere punti deboli.
E trattano la rabbia (insieme alla fragilità) come un parente scomodo da tenere chiuso in cucina quando arrivano ospiti.
Il punto è che non si accorgono di una cosa:
non hanno troppa rabbia.
La incontrano troppo tardi.
Quando è già diventata troppo piena, troppo accesa.
Dopo una lunga fila di piccoli “va bene”, “non importa”, “figurati”, “ci penso io”, “lascia stare”.
E a quel punto si spaventano, perché la vedono comparire in una forma eccessiva, sproporzionata, incontrollabile.
Praticamente Hulk… dopo anni di Bruce Banner.
Ma quella rabbia non nasce lì.
Arriva alla fine di una lunga storia.
Una storia che gli altri non vedono: è come entrare negli ultimi cinque minuti di un film… e pensare che il protagonista sia esagerato.
Non si vedono i no ingoiati, i confini mancati, la frustrazione accumulata, il fastidio travestito da educazione, la stanchezza mascherata da disponibilità.
Si vede solo il momento in cui esplodi.
E allora sì, sembra davvero che tu stia esagerando.
E a quel punto lo pensi anche tu.
Anche perché, probabilmente, è vero: quando arriva così tardi, la rabbia esagera.
Ma il problema non è che non sai controllarti.
È che sei arrivata tardi all’appuntamento con la rabbia.
E allora forse la domanda non è:
“Come faccio a controllarmi di più?”
Ma:
“Dove ho iniziato a lasciarmi indietro?”
Se ti ritrovi in queste righe, nella mia newsletter continuo questo lavoro con spunti ed esercizi semplici.
Se vuoi riceverla gratuitamente, scrivimi e ti mando il link.
#autoalleanza
#rabbia
#confini
#autocritica
#psicologia
#benessereemotivo
#crescitapersonale
#amorepersé
#vogliadime
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E se non fossero i tuoi piedi… ma la mappa che stai seguendo?
(se ti ritrovi sempre nello stesso punto)
Se fai tanto lavoro su di te, questa sensazione potresti conoscerla bene.
Succede qualcosa
e invece di fermarti…
parti subito da lì: capire, analizzare, correggere.
Sembra riflessione.
Spesso è già direzione.
Molte persone fanno tantissimo su di sé.
Capiscono, si osservano, si mettono davvero in discussione.
Eppure, a un certo punto, si ritrovano sempre lì.
Solo più stanche.
E allora arriva la conclusione:
“C’è qualcosa che non va in me.”
E da lì si riparte.
Più controllo, più tentativi, più pressione.
Solo che nel frattempo stai già seguendo una mappa.
Sempre la stessa.
E quando la mappa non cambia,
anche se ti impegni tantissimo…
la destinazione resta uguale.
A volte quella che chiami crescita
è solo un modo più sofisticato di trattarti male.
Una voce che sembra aiutarti
ma ti tiene nello stesso punto.
Se ti riconosci in questo modo di muoverti —
tanto impegno, tanta consapevolezza…
e la sensazione di non spostarti davvero —
forse non hai bisogno di fare di più.
Hai bisogno di cambiare mappa.
È esattamente su questo che lavoriamo in
Voglia di me — 10 settimane per amarsi.
Nel primo commento trovi il form per il colloquio.
Se senti che è il momento di cambiare davvero direzione… fallo adesso.
Tanto lo sai:
a pensarci troppo, si torna sempre nello stesso punto.

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Qualche giorno fa ho ricevuto uno di quei messaggi che ti cambiano la giornata.
Alcune foto.
Una famiglia in viaggio.
Una meta tanto desiderata… ✈️
E conoscendo tutto quello che c’è dietro quelle immagini, mi sono emozionata.
Quando l’ho conosciuta, per Sara non era semplice nemmeno uscire di casa.
Nel tempo sono accadute tantissime cose: la gestione degli attacchi di panico, riconquistare spazi, imparare a dire NO…
Tutte esperienze che prima sembravano impensabili.
Cose importanti. A volte necessarie.
Quelle conquiste “normali” che ti fanno tornare a funzionare.
Ma a un certo punto nemmeno questo basta più, ed è lì che io so che la "rinascita" è vera.
Perché quando inizi a stare dalla tua parte, non si tratta più solo di sopravvivere.
Il cuore inizia a desiderare altro.
E così, piano, il confine si sposta dalla sopravvivenza alla vita vera. Dall'unica esigenza di scampare all'ansia al desiderio di una vita gustosa...

E adesso eccola lì: su un aereo, nel deserto, su un cammello… 🐪
A ridere con la sua famiglia.
E la cosa più bella non è solo che lo ha fatto. È come lo ha fatto.
La paura non è sparita ma non riesce più a portarla via da se stessa.
Ha smesso di trattarsi come un problema da risolvere e anziché chiedersi continuamente “perché sono così” ha provato a ringraziarsi per tutti i passi che ha fatto nonostante l'ansia.
Ha iniziato, piano piano, a stare dalla propria parte.
Anche quando era scomodo, anche quando faceva paura.
È lì che qualcosa cambia davvero.
Perché a un certo punto non si tratta più solo di riuscire a fare le cose.
Si tratta di potersi permettere anche il piacere.
Questo è il miracolo dell'autoalleanza. Il piacere.
Questo passaggio non è scontato. Richiede un pò di allenamento. Si può fare ma è necessario cambiare prospettiva.
Del resto, se quello che hai tentato finora non ha funzionato, forse è ora si prendere in considerazione di cambiare strada.

Se dopo aver ascoltato il video senti che qualcosa dentro di te si è mossa, forse non sono i tuoi piedi a non funzionare: è la mappa che usi ad essere sbagliata!
ti propongo un'altra mappa, un modo diverso di "stare con te".
Se vuoi esplorarlo insieme, puoi compilare il form in bio

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Lo so che da quando sei diventato papà, ogni tanto ti sei chiesto: ma come caspita si fa?
Come si fa a essere rassicurante e protettivo ma anche giocherellone, presente ma non invadente, capace di dare regole senza urlare, tenero senza sembrare debole, autorevole senza far piangere nessuno...???
E sono certa che spesso ti sei sentito inadeguato.
Perché, diciamolo, ci hanno venduto l’assurda idea che un padre dovrebbe essere una specie di incrocio tra Capitan America, Gandalf e un Barbapapà, sempre pronto a trasformarsi nella cosa giusta al momento giusto. Uno che ha sempre la risposta pronta, che sa esattamente cosa fare, che sistema tutto senza perdere mai il controllo.
Insomma, uno di quei personaggi che abitano comodamente nel fantastico paese degli unicorni...
E forse, caro papà, senza accorgertene davvero, una parte di te ci ha creduto che dovevi essere così. Che quello fosse il livello minimo per “fare bene”.
E so che ci hai provato davvero.
Anche quando non avevi le parole, quando non capivi bene cosa stavi provando, quando eri stanco, triste... o semplicemente umano. Ma forse nessuno ti ha detto che le relazioni perfette non esistono e si costruiscono strada facendo. Che non esistono figli “felici”, ma figli che crescono accanto a genitori sufficientemente in pace con sé stessi.

E diciamolo: a volte nemmeno i figli aiutano.
Perché anche loro, in fondo… ci hanno creduto a quella storia del supereroe.
E quando a un certo punto si accorgono che non lo sei, che non sei invincibile, che non sai sempre cosa fare… non è così semplice accettarlo.

E invece anche tu sei stato figlio.
Non sei sceso sulla terra a cavallo di un fulmine, già pronto, con la spada in mano e le risposte in tasca.
non serve essere perfetto.
Non serve avere sempre la risposta pronta, né riuscire a sistemare tutto.
Serve esserci.
Oggi è la festa del papà.
Non di quelli perfetti che vivono tra gli unicorni ma di quelli veri.
Quelli che inciampano, che riprovano, che a volte sbagliano strada… e che, nonostante tutto, restano.
E forse è proprio questo che conta.

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Lo so che se mi segui da un po’ e ogni tanto ti fermi e ci pensi qualche secondo…
e poi ti dici "chissà se..." o “vabbè, la prossima volta”...
Il punto è che la relazione con noi stessi non è una di quelle cose che col tempo si sistema da sola.
E' più probabile che accada il contrario. Un po’ come nelle relazioni in cui, se non ci si guarda davvero, col tempo resta solo stanchezza… e distanza.
E lo so che non è facile.
Perché su certe cose non basta “decidere di cambiare”.
E no, non c’è nessuno che può farlo al posto tuo.
Ma questo non significa che devi farlo da sola.
Lo capisco ed è per questo che ti regalo uno spazio speciale.
Una mezz’ora per fermarti davvero e fare chiarezza.
Per vedere cosa non sta funzionando, dove continui a incastrarti e perché, nonostante i tuoi sforzi, alcune cose non cambiano.
E soprattutto per capire se questo percorso può aiutarti sul serio, perchè non voglio che sia l’ennesimo tentativo che non ti porta dove vuoi...
Sono gli ultimi giorni, poi si chiude.
Se senti che è il momento, trovi il form al primo commento. 💛
Laura

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