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@laurabongiorno.serenita

O GLI PIACCIO COSÌ O AMEN.»
Me l’ha detto mia figlia mentre parlavamo dei primi amori.
L’ho guardata con stupore e, lo confesso, anche con un pizzico di invidia: alla sua età io avrei fatto carte false per piacere a qualcuno!
Poi mi è venuto un dubbio: non sarà un po’ troppo sicura di sé?
Ma ripensandoci, in quella frase ho trovato qualcosa che noi adulti facciamo una fatica enorme ad accettare.

Non possiamo piacere a tutti. Ci vuole coraggio e umiltà per ammetterlo.

Non significa «chi se ne frega» e nemmeno «sono fatta così e non cambio per nessuno».
Significa riconoscere che non siamo per tutti e non tutti sono per noi.

📌E soprattutto significa che non essere scelti non significa essere sbagliati.

😱 😱😱Eppure, a volte, ci ostiniamo a voler piacere proprio a chi non ci sceglie, come se riuscire a conquistarlo potesse finalmente dimostrare quanto valiamo.

Ovviamente non funziona così perchè anche se ci riuscissimo, il dubbio sul nostro valore resterebbe lì.

Possiamo incontrarci, piacerci, sceglierci. Oppure no.

E mi piacerebbe che tutti imparassimo a non trasformare l’interesse non ricambiato in una sentenza sul nostro valore.

E poi ho pensato che quella frase potremmo rivolgerla anche a noi stessi. Magari con un po’ di tenerezza, come una filastrocca sussurrata a qualcuno a cui vogliamo bene:

«O MI PIACCIO COSÌ O AMEN.»
Con le mie contraddizioni, le mie fragilità, le mie ombre.
Anche con quelle parti di me che ancora faccio fatica ad accettare.
Non perché non abbia niente da cambiare ma perché
non voglio continuare a mettere condizioni all’affetto che provo per me.

Possiamo sprecare la vita a cercare di diventare la persona che finalmente ci piacerà (e piacerà a tutti).

Oppure possiamo cominciare a voler bene alla persona che siamo.
E se qualcosa potrà cambiare, cambierà da lì.

E adesso sono curiosa: quale dei due AMEN ti viene più difficile? Quello da dire a chi non ti sceglie o quello da dire allo specchio? 😅

Scrivimelo nei commenti, vediamo quale vince! 😉

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I GIUDIZI CHE TI FERISCONO DI PIÙ SONO QUELLI IN CUI CREDI UN PO’ ANCHE TU 🥠

Non sopportiamo di avere dei difetti e soprattutto non sopportiamo che gli altri possano vederli.
Se ci pensi però, i giudizi che ti feriscono di più sono quelli in cui credi un po’ anche tu.
Se una piccola parte di te è d’accordo con la critica, la vivrai come la terribile conferma di qualcosa che già pensavi di te e farai davvero fatica a lasciarla andare.
È come se quella parte si “spostasse” dalla parte di chi ti attacca, lasciandoti in minoranza. Tu vivi la critica come un’aggressione e ti senti in pericolo, ma se una parte del tuo esercito interno passa al nemico, non solo perdi la battaglia: il tradimento lascia una ferita ampia.

PER QUESTO IMPARARE A DIVENTARE BUONI ALLEATI DI NOI STESSI È COSÌ IMPORTANTE.

Pensa a un episodio in cui hai sofferto per esserti sentita/o rimproverata/o o giudicata/o. Quanta parte di te era in fondo d’accordo con la critica?

‼️Allora si tratta di imparare a “richiamare le truppe che si sono dimenticate di far parte di te”.

Ieri mi hanno regalato un biscotto della fortuna. Dentro c’era scritto: “Potete essere sicuri del fatto vostro.” Ho pensato che il plurale fosse perfetto: parla a tutte le parti di me, anche a quelle che ogni tanto cambiano schieramento.

Se ti interessa raggiungere questo obiettivo puoi fare tantissime cose (dal passetto più semplice al più impegnativo):

• Iscriverti alla mia newsletter “Serenità – Istruzioni per l’uso”
• Iniziare con il percorso audio di 6 mesi “Serenità – Istruzioni per l’uso: START”
• Prenotare un colloquio per il percorso “Voglia di me: 10 settimane per amarsi”

Inizia da dove vuoi. MA INIZIA.

Felice giornata di pace (dentro e fuori di te)

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Perché non mi sceglie, anche se faccio di tutto?
Nella vita hai imparato che se ti impegni abbastanza puoi ottenere quasi tutto. Perché con l’amore dovrebbe essere diverso?
Allora ti impegni. Sei attenta, ricordi i dettagli, capisci prima ancora che l’altro finisca la frase.
Rileggi i messaggi 5 volte, ti liberi la sera nel caso chiami, sei più disponibile, più comprensiva… e un po’ meno te.
Sai che non puoi decidere cosa prova un’altra persona. Eppure continui a cercare il modo di essere che finalmente la farà innamorare.
Intanto arriva una domanda dolorosa che si siede accanto a te:
che cosa ho che non va?
Fai una fatica tremenda ad accettare che l’innamoramento non funzioni come il resto delle cose.
Ci innamoriamo di persone improbabili e poi, davanti a qualcuno di meraviglioso, non scatta niente.
Non possiamo decidere di innamorarci. Né a chi rubare il cuore.
E quando il cuore è già ferito rischiamo di accontentarci di una carezza qualsiasi, perché persino una carezza goffa può sembrarci meglio dello sguardo critico con cui ci guardiamo.
La cosa più difficile da accettare? Qualcuno può non innamorarsi di noi senza che ci sia niente di sbagliato in noi.
Quando una persona non si innamora di te, non sta misurando quanto sei interessante, desiderabile o degna d’amore.
Ti sta dicendo qualcosa di ciò che prova lei. Non di quanto vali tu.
Eppure, quante volte trasformiamo un sentimento che non nasce in una sentenza su noi stessi?
E se non ci fosse proprio niente da aggiustare in te?
Quando qualcuno non ti sceglie, è facile perdere di vista te stessa, tutta presa a capire cosa manca, cosa cambiare, cos’altro fare.
Ma il tuo cuore non contiene soltanto quella persona e quel desiderio. Contiene tutta la tua vita.
❤️ Ho preparato una meditazione guidata per aiutarti a ritrovare questo spazio e prenderti cura del tuo cuore invece di chiedergli continuamente di essere diverso.
Scrivi CUORE nei commenti e te la regalo

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‼️SE SMETTESSI DI RIMPROVERARTI, CHI TI TERREBBE IN RIGA?? +regalo 🎁🎁
Forse è proprio questa la paura che ti impedisce di trattarti con un po’ più di gentilezza.
Se sbagli, ti rimproveri.
Se non riesci a fare tutto, ti dai della pigra, inconcludente e incapace.
Se hai paura, ti dici che sei una fifona.
Se sei triste, ti dici che non hai motivo di esserlo.

😵E magari sei convinta che sia giusto così. Che senza quella voce severa finiresti per lasciarti andare, smettere di impegnarti, diventare debole, accontentarti.
Così continui a rimproverarti.
Per il tuo bene, naturalmente.

📌La verità è che ti tratti male e lo chiami “migliorarti”.

Ma chi ha detto che per migliorare devi farti stare male?

Prova a pensarci. Quando qualcuno ti umilia, ti critica continuamente e ti fa sentire inadeguata, tu diventi davvero più capace, sicura e motivata?
Pensa a una persona a cui vuoi bene.
Se commettesse un errore, avrebbe davvero bisogno di sentirsi dire che è un’incapace? Oppure l’aiuteresti a capire cosa è successo e cosa può fare diversamente?
E allora perché con te dovrebbe funzionare diversamente?

Puoi assumerti la responsabilità dei tuoi errori senza trattarti come un errore.
Puoi desiderare di migliorare senza doverti convincere che, così come sei, non vai bene.
E puoi imparare a parlarti con gentilezza anche quando le cose vanno storte.
Smettere di aggiungere sofferenza alla sofferenza non è indulgenza e non vuol dire raccontarsi che va tutto bene.

Qual è la frase che ti dici quando qualcosa non va come vorresti?
Prova a scriverla. E se ti accorgi che non la diresti mai a qualcuno a cui vuoi bene,
📍scrivi ABRACADABRA nei commenti: ti mando una risorsa per iniziare a parlarti in modo più utile (e per darti una spinta che non ti faccia male)
Laura

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Come smettere di cercare l’approvazione degli altri?

Sembra assurdo ma è molto più facile essere altruisti quando ci amiamo davvero.

Se ho un buon rapporto con me stessa/o, ho meno bisogno che gli altri mi vogliano bene, mi approvino, mi riconoscano.

Se mi voglio abbastanza bene, posso prendermi cura degli altri senza aspettarmi niente in cambio. Lo faccio perché mi va, non perché ne ho bisogno.

Ecco cosa cambia, concretamente:

✔️ Non mi arrabbio se l’altro non fa quello che speravo
✔️ Se non mi sento amata, posso lasciar andare quella relazione
✔️ Chiedo quello che mi serve, senza elemosinare
✔ Non mi serve un “bravo!” per stare bene
✔️ Non esplodo più per frustrazione accumulata, e così non mi sento in colpa dopo
✔️ Non penso più che la colpa sia sempre degli altri

Quale di queste ti farebbe più bene, adesso? Scrivilo nei commenti 👇

Ti auguro una giornata piena di te.

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Se sono sempre amorevole, disponibile, comprensiva, ubbidiente, se mi prendo cura di tutti perché, sotto sotto, spero che qualcuno faccia lo stesso con me, forse non si tratta solo di generosità perchè sto anche cercando di ottenere qualcosa.
Amore. Gratitudine. Riconoscimento. Magari perfino il diritto di essere importante per qualcuno.
E qui arriva la parte antipatica: anche fare la buona può essere un modo piuttosto elaborato di fare i propri interessi.
Lo dico con una certa ironia, perché ci sono passata anch'io.
E sia chiaro: non c'è niente di male nel desiderare reciprocità. Né sto dicendo che chi si prende cura degli altri sia egoista!
Ma c'è una bella differenza tra fare qualcosa per qualcuno perché lo desidero e farlo aspettandomi, magari senza nemmeno rendermene conto, qualcosa in cambio. Non necessariamente un favore: a volte basta un po' di attenzione, di gentilezza, la sensazione di essere importante.
Nel migliore dei casi rischio di accumulare crediti che l'altro non sa nemmeno di avere.
E quando non paga, mi arrabbio.
Ho conosciuto persone capaci di prendersi cura degli altri con una libertà bellissima. Non perché non abbiano bisogno di nessuno, ma perché non usano quello che danno per ottenere ciò che non riescono a chiedere.
Forse la vera libertà non è smettere di desiderare qualcosa dagli altri. È smettere di pensare di dover essere sempre buoni per meritarselo.
Se vuoi attenzione, amore o anche solo un abbraccio, prova a chiederlo. Senza pensare di dovertelo guadagnare a forza di gentilezza, disponibilità e sacrifici
Ti sei mai riconosciuta/o in questa trappola? Raccontamelo nei commenti anche solo con una parola.
Ti auguro una giornata piena di te.

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“Ho fatto così tanto per loro. Come fanno a non accorgersi di cosa mi serve?”

Se ti sei detta questa frase, probabilmente sei quella su cui tutti contano. Quella che si accorge di tutto e intanto aspetta che qualcuno si accorga di lei. Magari da anni, in silenzio.

Da una parte vorresti che l’altro capisse da solo. Dall’altra, chiedere ti sembra un rischio troppo grande. Perché una richiesta, se non è una pretesa, prevede anche la possibilità di un NO.

Così aspetti. Prepari, ricordi, offri aiuto prima che te lo chiedano. E intanto accumuli e prendi nota.

Finché una sera, per un piatto lasciato nel lavandino, esplodi. Poi arriva il senso di colpa, e l’altro non capisce cosa sia successo.

Magari su quel piatto hai anche ragione. Ma non parlo delle responsabilità che l’altro dovrebbe assumersi senza bisogno che tu gliele ricordi. Parlo di quello che vorresti ricevere e continui a sperare venga indovinato.

A volte, fare sempre la “buona” (amorevole, rispettosa, ubbidiente, accudente) diventa anche una strategia indiretta, spesso inconsapevole, per ottenere quello che ti serve senza doverlo chiedere.

Non significa che la tua generosità sia finta. Significa che, insieme alla generosità, può esserci anche una richiesta che non hai mai fatto.

Ha la sua logica: sembra più sicuro che rischiare un rifiuto. Ma intanto resti con un bisogno che l’altro non conosce e, se non lo soddisfa, puoi raccontarti che sia lui l’“ingiusto”.

Hai il diritto di chiedere quello che vuoi.
L’altro ha il diritto di rispondere di NO.

E forse è proprio questo che fa più paura: scoprire che l’altro, anche sapendo quello che desideri, potrebbe non dartelo.

Puoi cominciare da una richiesta piccola, senza giustificarti e senza anticipare la risposta.

E tu? Fai più fatica a chiedere o ad accettare un NO?

‼️ Se ti piace questa mini serie di post antipatici, dimmelo nei commenti e condividi il post per aiutarmi a farlo girare.

Ti auguro una giornata piena di te.

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📌POST ANTIPATICO N°1: DARE AMORE NON DA DIRITTO A RICEVERLO.
Se sei una di quelle persone che pensa di aver diritto all’amore, al rispetto e al riconoscimento degli altri perché ama, rispetta e riconosce gli altri, ho una brutta notizia per te: non funziona così.

Probabilmente te ne sei già accorta/o, ma ti sembra troppo “ingiusto” per accettarlo. E allora non molli l’idea di aver diritto a ricevere quello che dai.

Lo so, è più semplice far finta che il mondo funzioni sulla “giustizia” e sull’“amore universale”.
Ma se non vivi tra gli unicorni e condividiamo lo stesso mondo, sai bene che la realtà è un po’ diversa.

Anche io sono stata “fissata con la bontà e la giustizia” per buona parte della mia vita, e, presa da questo “furore di bene”, mi è servito un bel po’ di coraggio per vedere quello che stavo combinando, con me stessa e con gli altri.

Questo post è antipatico ma anche salvifico ed è solo il primo.

Nei prossimi giorni ti spiego il meccanismo, perché lo conosco bene.

Se ti riconosci, lasciami un ❤️ nei commenti.

Laura

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Se c’è una cosa che ho capito sul mondo interno degli esseri umani è che parla una lingua diversa da quella che ci insegnano a scuola. Parla per immagini, sensazioni, muscoli, lacrime e risate.

Per questo passo tutto l’anno a cercare colori, giochi, idee che aiutino le persone a esprimersi in modo creativo e a capirsi davvero.
Perché gli altri, diciamolo, non ci capiscono… ma nemmeno noi capiamo molto di noi stessi. E spesso più spieghiamo, meno capiamo.

Allora come si fa?
È difficile e semplice allo stesso tempo: si rinuncia per un po’ a capire e si esplora il sentire.
Meno spiegazioni.�Meno “ho capito perché sono così”.�Più esperienza diretta.

Per un intero weekend, insieme alla testa ha parlato il cuore. Ma anche lo stomaco, il pancreas le ossa e i piedi.
E così è successo qualcosa, senza cercarlo, in ascolto profondo di noi stessi mentre eravamo connessi con tutti gli altri.
Sono state urlate parti che sembravano senza voce.�Sono arrivate possibilità che non avevamo previsto.�Desideri, paure, rabbia, sogni e tenerezza.�
E risate.
Tante risate, di quelle a cuore aperto, con le lacrime e la pancia che sobbalza.�
Vita, insomma.
Darsi il permesso di sentire ed esprimere davvero quello che c’è è un regalo immenso.
Come lo è darsi il permesso di giocare per giocare, di fare cose buffe, di essere goffi, di fregarsene del giudizio degli altri (che poi quando si gioca così nemmeno c’è).
E di ridere, non per prendersi in giro, ma perché piangere e ridere insieme curano l’anima senza sforzo.

E poi c’è il gruppo.
Incontrare se stessi da soli può essere faticoso. Ma permetterselo mentre qualcuno accanto a te sta facendo lo stesso viaggio e fa il tifo per te cambia tutto. A volte basta vedere qualcuno fare un passo perché diventi possibile farlo anche per noi.
Essere se stessi non è facile e il gruppo sostiene, apre strade inimmaginabili e rende un po’ meno difficile stare davanti a quello che c’è e a quello che siamo.

PS. questo è il weekend annuale dedicato al percorso online “Voglia di me: 10 settimane per amarsi” (colloqui in corso)

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Quante volte hai rinunciato a pezzi di te in nome dell’amore o dell’amicizia?
Quante volte hai calpestato i tuoi desideri per dovere o per non deludere qualcuno o “perché tanto tu ce la fai?”
Di questo parla la newsletter “serenità istruzioni per l’uso” di ottobre.
Se non l’hai ricevuta controlla nello spam o forse non sei ancora iscritta/o???😱
Una volta al mese mando un contenuto un po’ scomodo ma utile e un esercizio super concreto per aiutarti a fare qualche passo in autonomia verso la serenità.
Se vuoi riceverla scrivimi nei commenti e ti mando il link

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Di mestiere faccio la psicoterapeuta.

“E di che tipo di disturbi ti occupi?” mi chiedono spesso. È una domanda che mi mette a disagio.
Mi occupo di persone, non di disturbi.

Persone che dicono di essere “troppo arrabbiate”, ma che sono così poco viste che a volte devono esplodere per farsi vedere.

Persone che muovono montagne per gli altri, ma non riescono a farsi una carezza quando stanno male.

Persone che vanno in tilt perché nessuno rispetta i loro confini, che si sentono piccole se qualcuno le rimprovera, che piangono quando devono chiedere qualcosa che spetta loro.

Persone che non si fermano mai perché hanno paura di non ritrovarsi più.

Persone che sanno consolare tutti meno che se stesse.

Persone che rispondono “No tranquillo, faccio io” e poi si tengono dentro un mondo di rancore.

Persone che si sentono sole anche quando hanno mille persone intorno e che aprono il frigo alle undici di sera perché è più facile riempirsi che chiedere una carezza.

Persone piene di passioni che non si ricordano più nemmeno quale gusto di gelato preferiscono.

Esseri umani.

Proprio come me.
E come te che stai leggendo.

Cerco di capire che cosa è successo, come quella persona ha imparato a proteggersi e quali parti di sé ha dovuto mettere da parte per andare avanti.

E soprattutto cerco, insieme a lei, quello che è rimasto vivo.

Non mi interessa “Che disturbo hai”, mi interessa molto di più chiederti:

quando hai cominciato a lasciarti sola proprio nei momenti in cui avevi più bisogno di te?

È anche per questo che amo gli incontri di gruppo: insieme si cerca meglio e si scopre di non essere gli unici a sentirsi così.

Il percorso Voglia di me dura 10 settimane, in gruppetti molto piccoli, online.

Prima di iniziare ci sentiamo per un colloquio gratuito, senza nessun vincolo, per capire se questo percorso può avere senso per te.

L’obiettivo non è diventare un’altra. È smettere di lasciarti sola e imparare a stare dalla tua parte.

Se il mio punto di vista ti è piaciuto, aiutami a farlo girare condividendo il post.

Il colloquio gratuito lo richiedi dal link in bio#autoalleanza #vogliadime #fortisenzarabbia

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Ho provato di tutto. Perché non riesco a stare meglio?

È una frase che sento spesso. E di solito me la dice chi ha fatto tantissimo: ha cercato di controllarsi di più, arrabbiarsi di meno, essere più paziente, più forte, più disciplinata.

A un certo punto pensa: “Forse sono io quella sbagliata”.

Invece hai semplicemente continuato a usare contro di te proprio la forza che ti ha permesso di arrivare fin qui.

Ecco cosa può succedere quando quella forza smette di essere usata solo per stringere i denti:

🌺 Miriam ha smesso di rimandare e si è iscritta al corso di canto che desiderava da anni.

🌺 Francesca ha prenotato un viaggio da sola ed è passata dal raccontarmi tutte le sfumature della sua ansia a mandarmi foto dei luoghi che sta visitando.

🌺 Ada ha lasciato un partner che da tempo le stava prosciugando gioia, energia e conto in banca.

🌺 Laura è riuscita a gestire una mattina difficile con i figli senza andare in tilt e senza urlare. È rimasta autorevole e loro l’hanno ascoltata.

🌺 Beatrice ha dato tre esami di seguito dopo due anni di blocco.

🌺 Maria ha detto un NO grande come una casa al suo datore di lavoro e ha scoperto, con sua sorpresa, di non sentirsi nemmeno in colpa.

Queste sono le cose che mi interessano.

Non “diventare la versione migliore di te”, ma tornare a fare cose che desideri. Dire no. Partire. Scegliere. Restare calma quando prima esplodevi. Sentire di nuovo che la tua vita ti appartiene.

E quasi sempre il cambiamento comincia quando smetti di combattere contro tutto quello che senti.

Il corpo non si combatte: si ascolta.
Le emozioni non si eliminano: si attraversano.
La vulnerabilità non è qualcosa da sconfiggere.

Il punto non è diventare ancora più forte, perchè forte lo sei già.
Il punto è imparare a usare quella forza anche per sostenerti.

È una parte importante del lavoro che facciamo in Voglia di me – 10 settimane per amarsi.

Se ti piacerebbe essere tra le centinaia di persone che potrei inserire nell'elenco delle rinascite scrivi INFO nei commenti. Ti manderò il form per prenotare un un colloquio per il percorso in partenza.
30 minuti. gratis. per capire perchè quello che hai fatto finora non ha funzionato.

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Perché mi sento in colpa quando mi riposo?

Hai chiuso il lavoro, i figli dormono, la giornata è finita. E invece di respirare fai partire una lavatrice, rispondi a due messaggi, riordini una mensola che stava benissimo. Sei una che funziona, una su cui tutti contano, e ci tieni a esserci. Lo so com’è.

c’è una parte di te stanchissima che chiede solo dieci minuti di pausa. Dall’altra ce n’è un’altra che dice: il riposo te lo guadagni quando hai finito la lista.
Ma la lista non finisce mai.

Così arrivi a sera con il corpo sul divano e la testa ancora in piedi. Scorri il telefono senza vedere niente, ti addormenti tardi, ti svegli con la mascella serrata e la lista già in mente.
Va avanti per settimane, finché non ricordi più l’ultima volta in cui ti sei sentita leggera o hai riso di gusto.
Alla fine ti fermi solo quando ci pensa il corpo, con un mal di schiena, un raffreddore, un crollo.

Non serve svuotare l’agenda. Stasera prova due minuti. Ti siedi, la lista resta dov’è e ti dici: “per due minuti questo posto è mio”.
Se arriva il senso di colpa, lo lasci sedere accanto a te. Hai il diritto di fermarti anche con la lista lunga. Dopo due minuti puoi rialzarti.

Ho preparato un audio di 5 minuti per quei momenti in cui finalmente ti fermi, ma la testa continua a dirti che dovresti fare qualcosa.

Ti accompagno a mettere giù, almeno simbolicamente, il peso della giornata.

La pratica si chiama “Metti giù il frigo”.

Se senti che potrebbe aiutarti a lasciare andare, anche solo per qualche minuto, quello che ti porti addosso, scrivi FRIGO nei commenti e te la mando volentieri.
#autoalleanza #amorepersè #vogliadime #fortisenzarabbia #sensodicolpa

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Perché quando discuto mi viene da piangere? (+scheda utilissima)

È un momento importante. Vuoi essere forte, lucida, trovare le parole giuste, dire finalmente tutto quello che pensi.

E invece ti senti tremare e arrivano le lacrime.

E ti senti ancora più esposta e indifesa, proprio quando avresti bisogno di essere più solida

Durante una discussione il corpo può attivarsi come se ci fosse una minaccia: il respiro cambia, la gola si stringe, il petto si chiude, la voce trema, arrivano le lacrime.

Non significa necessariamente che tu stia perdendo il controllo. Ma si è attivata una parte di te che non sai come gestire. Ho preparato la scheda proprio per aiutarti a calmarla.

Quello che sta succedendo oggi probabilmente tocca qualcosa di molto più antico: la paura di non piacere, di sentire la rabbia dell'altro, di non essere presa sul serio, di essere troppo...

E allora è come se ti sdoppiassi e proprio quando ti serve la parte forte, ne arriva un'altra molto spaventata.

Come una bambina che vorrebbe tanto essere vista, ascoltata, protetta.

Per questo non basta dirsi: “devo controllarmi”.

Perché mentre cerchi di affrontare quello che sta succedendo adesso, può essersi riattivato anche qualcosa che viene da molto più lontano.

La prossima volta che senti le lacrime arrivare, prova a immaginare quella parte più piccola di te.

Non lasciarla davanti a gestire il confronto.

Immagina di prenderla per mano e con un sorriso rassicurante di spostarla dietro di te.

Come per dirle: tutto bene, ci sono io.

Tu adulta puoi restare lì.
Lei può permettersi di avere paura e di piangere.

Farti valere non significa non avere paura. Significa restare in contatto con ciò che per te è importante, proteggendo anche la parte più tenera di te. Se sai come fare, puoi trasformare le emozioni nella tua forza e non sentirti più così debole ed esposta.

Scrivi CHIAREZZA nei commenti e ti mando una scheda pratica per prepararti alle conversazioni in cui hai paura di emozionarti troppo e perdere il controllo. #pauradelconflitto #difficoltàadesprimersi #assertività #comunicazioneassertiva #sicurezzaemotiva

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Perché la sera ho voglia di fare e la mattina no?

Ogni “da domani” ha un prezzo.
Ma chi paga il conto?
Prima di chiederti più forza di volontà, prova a chiederti: quanto mi costa e cosa mi do in cambio?
Scrivi CONTO nei commenti e ti mando l’esercizio. ✍️

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Quando dico “gruppo di psicoterapia”, quasi tutti immaginano la stessa scena: sedie in cerchio, facce serie, qualcuno che racconta il proprio dolore e gli altri che annuiscono con aria grave.

Le sedie in cerchio ci sono. Le facce gravi, no. Si parla, si ascolta, a volte ci si commuove. Ma si ride anche parecchio.
E raccontare i propri problemi è solo una piccola parte del lavoro.

La parte davvero interessante sta TRA le persone.

Qualcuno dice “secondo me…” e senti le spalle irrigidirsi. Qualcuno ti sorride e ti ritrovi già a fare il simpatico. Qualcuno resta in silenzio mezz’ora e tu senti il dovere di riempirlo. E poi c’è chi vorresti tenere a un paio di sedie di distanza (e che ovviamente si siede proprio accanto a te).

Poi capita che qualcuno dica ad alta voce un pensiero che tu non avresti mai osato dire, e pensi:
“Ah. Quindi non sono l’unico.”
E a volte scopri anche di assomigliare un bel po’ proprio a quello che volevi tenere a distanza.

Si gioca tutto nella consapevolezza di come stai con gli altri, perché senza accorgertene ti porti nel gruppo lo stesso modo di stare nelle relazioni che hai fuori: le stesse paure, le stesse difese, lo stesso bisogno di essere approvato, la stessa fatica a dire no, a fidarti, a chiedere, a mostrarti.

📌Solo che qui puoi vederlo mentre succede. E puoi anche chiedere, osservarti e accorgerti di che effetto fai alle persone, di come reagisci in modo automatico, del mondo interno che ti guida senza che tu te ne accorga...

E scoprire che gli altri ti vedono diversamente da come immagini.
Puoi provare a non compiacere. A dire che sei arrabbiato. A chiedere qualcosa. A restare invece di chiuderti.
E vedere cosa succede. Puoi parlare o stare in silenzio.
Imparare a prenderti meno sul serio e godere la magia di una connessione così profonda da farti venire le lacrime di gioia.

Forse è la cosa più difficile da spiegare della psicoterapia di gruppo: i tuoi rapporti prendono vita davanti a te e hai la possibilità di viverli in modo nuovo.
Poi quel modo nuovo esce dalla stanza insieme a te.

💙 Se hai fatto un’esperienza di gruppo, con me o altrove, scrivi nei commenti una parola che per t

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Sindrome dell’impostore: perché non mi sento mai all’altezza?

Se ti riconosci in questo, ho preparato una piccola scheda gratuita per aiutarti a riconoscere e valorizzare i tuoi talenti.
Scrivi “TALENTO” nei commenti e te la mando.

Per anni ho pensato che avrei potuto essere davvero fiera di me solo riuscendo nelle cose che mi sembravano difficili.

Così sceglievo spesso la strada più complicata e continuavo a sfidarmi con una promessa implicita:

“Se riesco anche in questo, allora saprò di valere.”

Il problema è che quel momento non arrivava mai.

Sono sempre stata una capra con i numeri, mentre tutto ciò che riguardava le scienze umane mi veniva naturale.

Ho scelto Psicologia perché davvero non avrei potuto immaginare di fare altro.

Eppure all’università sceglievo anche materie come informatica e intelligenza artificiale. Mi costavano una fatica enorme.

Proprio per questo le sceglievo.

Prendevo anche buoni voti. Ero contenta per un po’.

Poi trovavo un’altra montagna da scalare.

‼️Ho impiegato parecchio tempo a capire che avevo confuso la fatica con il valore.

‼️E che, mentre cercavo di diventare brava in ciò che mi risultava difficile, svalutavo proprio ciò che sapevo fare meglio.

Il mio lavoro mi sembrava troppo bello, troppo interessante, troppo piacevole.
Quasi troppo facile per potermene attribuire davvero il merito.

‼️Poi ho capito una cosa:
quello che ci viene facile ci sembra spesso valere meno.

Forse non ti senti un’impostora perché non sei abbastanza brava.
Forse, a volte, succede il contrario:
quello che sai fare meglio ti viene così naturale che hai smesso di considerarlo un talento.

Io avrei voluto capirlo prima.

Avrei rispettato di più quella che ero invece di inseguire continuamente quella che pensavo di dover essere.

Oggi so che ciò che mi viene facile non vale meno.
È solo il mio talento. Posso semplicemente essere grata senza dover dimostrare niente a nessuno.

Scrivi “TALENTO” nei commenti e ti mando gratuitamente la scheda che ho preparato per aiutarti a riconoscere ciò che sai fare bene senza svalutarlo solo perché ti viene naturale.
#autoalleanza #amorepersè #fortisenzar

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Perché sono sempre arrabbiata con il mio partner?

A volte non è per quello che sta succedendo adesso.
È che gli stai attribuendo la colpa per tutte le rinunce che hai fatto e che spesso nemmeno ti ha chiesto.

Nel reel ti spiego cosa può esserci dietro.
Se quello che dico ti risuona scrivo LINK nei commenti e ti mando il form per il colloquio gratuito❤️

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Perché non riesco a dire di no al partner?
All’inizio sembra persino naturale.
Vorresti passare tutto il tuo tempo con lui. Salti la serata con le amiche. Rimandi quel viaggio. Vedi meno quella persona che a lui non va tanto a genio.

Non pesa nemmeno, perché stare insieme ti sembra più importante di tutto il resto.
E forse, per un po’, va anche bene così.

Il problema comincia quando quel “per un po’” diventa il tuo modo di stare nella relazione.
Una rinuncia dopo l’altra, senza nemmeno che lui te lo abbia chiesto. A volte anticipi i suoi desideri o dai troppo peso a un malumore.

« magari gli dà fastidio.»
«posso farne a meno.»
«Se ci tiene, faccio questo sacrificio.»

Adesso chiediti: quanto di te stai sacrificando preventivamente per paura di mettere a rischio il legame?

A forza di evitare tutto ciò che potrebbe disturbare la relazione, qualcosa cambia.
Il piacere di stare insieme passa sullo sfondo.
E resta la rinuncia. Che presto diventa rancore.

La cosa paradossale è che lui spesso non sa cosa sta accadendo, perché alcune di quelle rinunce non te le ha mai chieste.

Le hai fatte per amore.
O forse per paura di perderlo.

Ed è qui che, nel tentativo di non perdere la relazione, hai cominciato a perdere te.

E dopo anni potresti ritrovarti davanti a una persona che non riconosci più: tu.

Ma c’è un altro paradosso:
anche lui potrebbe non riconoscere più la persona di cui si era innamorato. 🤦‍♀️

Un piccolo esercizio.

Pensa all’ultima cosa a cui hai rinunciato per lui.
Te l’ha chiesto davvero?
O te lo sei chiesto tu al posto suo?

E soprattutto:
cosa temevi sarebbe successo se avessi detto di no?

Si sarebbe arrabbiato? Ti avrebbe considerata egoista? Avrebbe pensato che non lo ami abbastanza? Si sarebbe allontanato?

‼️ Non hai bisogno di sparire per essere amata.

Hai il diritto di restare intera — con le tue amiche, i tuoi interessi, i tuoi desideri, i tuoi spazi — anche dentro l’amore più importante della tua vita.

❤️ Se senti di esserti persa e non riesci più a stare comoda nella tua vita, scrivi “comoda” nei commenti e ti mando il link per fissare un colloquio per il percorso “Vogli

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