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@laurabongiorno.serenita

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Ghosting. Perché sto così male senza di lui?

Ci pensi ancora. Al messaggio letto e mai risposto, alla cena promessa e mai arrivata. Ripeti a te stessa che non è giusto, che bastavano due righe, che sparire senza una parola è vigliaccheria pura.

Hai ragione, probabilmente.
Ma quel silenzio ti ha già detto tutto quello che ti serviva sapere: non è disposto o non è capace di esserci nel modo che desideri o, forse, non gli piaci abbastanza.

È questa la frase dolorosissima che non riesci a mandare giù.

E allora la travesti da ingiustizia, perché la rabbia si sopporta meglio della tristezza, il torto subito è più dignitoso del rifiuto.

Passi giorni a rigirarti nella testa quello che avresti voluto sentirti dire, invece di lasciare andare chi, a modo suo — evitante, maleducato, crudele — te l’ha già detto.

Prima di chiederti perché non gli piaci, impara a chiederti se davvero lui piace a te.

Quello che ti rifiuti di vedere è questo: quel comportamento non dimostra solo che TU non gli piaci. Dovrebbe almeno farti chiedere se LUI ti piace davvero o se non riesci a sopportare di non essere scelta.

Sotto, spesso, c’è una voce ancora più pericolosa che insinua che in fondo è un po’ colpa tua perché non sei “abbastanza”.

Nessuno decide a chi piacere: scatta qualcosa o non scatta, per motivi che non hanno niente a che fare con quanto vali.

Hai ragione: è davvero ingiusto non avere diritto a essere trattati come noi trattiamo gli altri ma, che ti piaccia o no, la vita non segue le regole che vorremmo o che ci sembrano ovvie.

Mannaggia.
Piacere agli altri non è una prova da superare e non può essere una colpa da scontare: è semplicemente fuori dal nostro controllo.

L’altro ha diritto a non sceglierti. Tu hai il dovere di non lasciare che quel silenzio metta in discussione quanto vali.
Hai diritto di non piacere a qualcuno, senza doverlo giustificare o compensare in un altro modo.

La prossima volta chiediti cosa ti ha detto di lui con questo silenzio.
Spesso è già la risposta più vera che stavi cercando.
❤️Ho registrato un audio con due domande per aiutarti a capire cosa ti tiene ancora legata a chi è sparito.
Scrivi Domande nei commenti e te li mando.

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Perché non riesco a controllarmi?

Me lo chiedono spesso. E a volte la risposta arriva da dove non te l’aspetti.

Non l’ho chiesto io questo messaggio. È arrivato mentre pensavo ad altro, e mi ha fermata — lo trovi nello screenshot qui sopra.

Quel secondo in cui il pensiero riesce a spostarsi invece di seguire il solito percorso automatico è il tesoro che costruiamo insieme nei percorsi.

L’automatismo resta. Ma siamo liberi di fare altro.

Scrivimi VOGLIA se anche tu vuoi costruirti quello spazio: a settembre riparte “Voglia di me: 10 settimane per amarsi”.

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Perché in amore sono insicura? Commenta SICURA e ti mando il primo passo.
Tutti ti riconoscono qualità eccezionali: sei brava, ambiziosa, indipendente, un punto di riferimento per tutti.
Poi entri in una relazione di coppia e nemmeno tu ti riconosci più: vieni travolta da un’insicurezza che ti trasforma in una bimba terrorizzata dall’idea di rimanere sola o essere abbandonata. È come se perdessi la parte di te più adulta, quella che sa rassicurare tutti tranne te stessa.
Non importa quanto vi conoscete o quanti dubbi tu abbia: l’unica cosa che conta è che LUI ti ami e abbia intenzioni serie. Oscilli tra sentirti una bambina insignificante e sentirti una divinità che non concepisce di non essere amata.
Lavoro spessissimo con queste donne: il percorso “Voglia di me: 10 settimane per amarsi” nasce anche per loro. Fanno fatica a chiedere aiuto perché si vergognano della propria fragilità — quella stessa parte che riescono a controllare ovunque, tranne che in una relazione. Arrivano da me arrabbiate, quasi a disprezzarsi, chiedendomi di aiutarle a “cancellare” la sofferenza per una storia finita.
📌Mi dispiace: il mio percorso non serve a questo.
Le pene d’amore sono cose da adulti: si soffre, si supera. Punto. Quello che non si supera da soli è la mancanza di amore per se stessi — una ferita antica che il partner riapre senza saperlo, ma che non ha nulla a che fare con lui.
Se la relazione con te stessa è buona, soffrirai per amore ma passerà. Se non lo è, ogni storia d’amore ti sembrerà indicibile da reggere.
Puoi chiamarla “dipendenza affettiva”: va molto di moda! Significa che smetti di chiederti se lo ami davvero, e l’unica cosa che ti importa è che lui non “ti abbandoni”. Stai delegando a un’altra persona il compito di amarti — un peso che nessuno, per quanto innamorato, può portare.
Se ti sei riconosciuta in queste parole, la strada per uscirne è diversa da quella che immagini.
📌Scrivimi “SICURA” nei commenti e ti mando un audio proprio su questo.

Ti auguro una giornata piena di te...
#insicurezzainamore #pauradellabbandono #ansiadarelazione #dipendenzaaffettiva #amorepersé

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Serata-workshop dedicata all’incontro tra compassione e creatività… la partecipazione è gratuita ma occorre prenotare. Chiedi li link nei commenti! #Compassione #arte #corso

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Perché nessuno mi aiuta e devo fare sempre tutto io?
Ci ho messo più a fare pace con il lasciarmi aiutare che a crescere una figlia capace di farlo. Ecco 4 cose che ho dovuto imparare:

1. Chiedere aiuto non basta. La parte più difficile è darsi il permesso di ricevere senza sentirsi in colpa o in debito.
📌 La prossima volta che qualcuno ti aiuta, non intervenire. Respira. Ringrazia. Osserva come stai.

2. “Se non lo faccio io, non lo farà nessuno.”
È quello che ti ripeti. Così non devi affidarti e resti tu ad avere il controllo. Il problema è che, mentre ti convinci di essere indispensabile, gli altri non imparano mai a fare la loro parte.
📌 Chiediti: stai aiutando gli altri… o stai impedendo loro di aiutare te?

3. “Tanto glielo devo ripetere cento volte.” Quando chiedi aiuto solo dopo aver retto tutto da sola per settimane, il tuo bisogno arriva travestito da rabbia. E la rabbia è molto più facile da criticare che da aiutare. Chi ti sta vicino vede qualcuno che ogni tanto esplode, ma poi farà comunque tutto da sola.
📌 Quando non ce la fai più prova a fermarti davvero: non serve arrivare alla frutta per chiedere aiuto.

4. Il bene non c’entra. “Se mi vogliono bene, dovrebbero aiutarmi spontaneamente.” È un inganno: cerchiamo la prova dell’affetto nella stanza in ordine, nell’iniziativa che non arriva. Ma un figlio che non sistema la camera non sta dicendo “non ti amo abbastanza”, sta dicendo “non mi va di sistemare”. Punto. Stai cercando la prova del loro amore nel posto sbagliato: nell’obbedienza, invece che nella relazione.
📌 La prossima volta che qualcuno non fa quello che ti aspetti, chiediti se sei arrabbiata per il gesto in sé o perché l’hai vissuto come un giudizio sul tuo valore.

La foto non parla di figli e lavastoviglie: racconta che ho smesso di credere che il mio valore si misuri in piatti lavati. Una famiglia non diventa più serena quando una persona fa tutto. Diventa più serena quando nessuno deve dimostrare il proprio valore facendolo.

Se pensi che il problema non sia solo la lavastoviglie, ma il peso che ti porti addosso da anni, scrivi LEGGEREZZA nei commenti: ti invio una risorsa che uso nei miei corsi

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Hai notato che proprio quando avresti più bisogno di essere gentile con te stessa/o — dopo un errore, una giornata storta, una cosa che non è andata come volevi — la prima cosa che fai è metterti sotto processo?
Con un'amic@ non lo faresti mai. Con te succede quasi in automatico.
Lunedì 3 agosto, dalle 19 alle 20, ne parliamo insieme durante la serata gratuita di presentazione del nuovo CMT-ART, il percorso che intreccia la Compassion Focused Therapy con gli strumenti per riattivare la propria creatività. Troverai un modo per imparare a stare con se stessi in modo diverso...
Sarà una serata informale, su Zoom: racconteremo com'è nato il progetto insieme a Beatrice Baldi, che l'ha ideato con me nella prima edizione, sperimenteremo una breve pratica e capiremo insieme a chi è rivolto il percorso che partirà a settembre. Insieme a noi ci sarà anche Niki Petrocchi ❤️.
Se ti riconosci in quella voce che ti giudica più di quanto giudicheresti chiunque altro, questo è un buon punto di partenza.
Link al primo commento per iscriverti alla serata gratuita.
Ti auguro una giornata piena di te.

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Perché sono così dura con me stessa?
Il problema non è mai stata la tua forza: ci ha pensato la vita a fartela venir fuori. Il problema è che l’hai usata così tanto che adesso non sai più quando metterla da parte e la trasformi nel suo opposto.

Per questo, pur essendo una persona oggettivamente “forte” poi ti ritrovi a sentirti insicura nei momenti in cui non dovresti. Ed è proprio il rimprovero feroce che ti fai in quei momenti che ti indebolisce.

C’è stato un momento, da piccola, in cui hai imparato che essere forte ti teneva al sicuro in un mondo minaccioso: se reggevi tutto, se non chiedevi, se non ti lamentavi, le cose andavano meglio.
Non te l’ha insegnato nessuno: l’hai capito da sola, osservando gli adulti di casa tua.
Quella forza ha fatto il suo lavoro. Ti ha portata fin qui, ed è ancora oggi una risorsa importante.

Ma nessuno ti ha insegnato a spegnere quel sistema di allarme quando il pericolo passa.
Così continui a tenere la spada in mano anche quando qualcuno vorrebbe abbracciarti: ti critichi prima che lo faccia qualcun altro, non chiedi aiuto per non sembrare debole e se qualcuno prova ad aiutarti o è troppo gentile, la prima cosa che pensi è che non te lo meriti o che dovrai ricambiare al più presto.

📌 Proteggersi e vivere ancora come se fossi in guerra non sono la stessa cosa. Proteggersi significa affrontare un pericolo reale con le risorse che hai oggi. Vivere in guerra significa lasciare che sia ancora quella bambina a decidere quando impugnare la spada, perché ha imparato che abbassare la guardia era pericoloso.
Così il tuo sistema di allarme si riaccende ogni volta che ti senti minacciata, e anche quando desideri rilassarti e fidarti una parte di te teme che, senza quella spada, diventeresti una pappamolle, esposta e in balia degli altri.
Non sei più una bambina e puoi decidere di essere forte quando serve, di lasciarti andare quando non serve, di chiedere senza sentirti in colpa, di ricevere gratis e di essere vanitosa, leggera e anche un po’ stupida se ti va.
Non devi stare “sempre sul pezzo”, puoi mollare.
Scrivimi CUORE nei commenti e ti mando un audio per la mente che con

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Perché procrastino proprio quando ho più fretta?

La valigia è per terra. Pepe ci dorme dentro.
Ho mille cose da fare. Sono nervosa. E sto perdendo tempo.

In sottofondo arriva lei. La mia signorina Rottenmeier. Quella di Heidi.
Io vorrei solo aprire il frigo o rifugiarmi nel cellulare per non sentire il suo sguardo di disapprovazione.

📌 Ormai so che, per alleggerirmi, devo fare una cosa controintuitiva: fermarmi e ascoltarmi davvero.
❤️ Scelgo un bagnoschiuma alla lavanda.
Sento l’acqua sulla pelle e accarezzo la schiuma profumata.
Scelgo una maschera idratante e mi metto comoda, pronta a incontrarla.

La signorina Rottenmeier è irritata per tutto questo tempo “perso”.
Respiro con calma e dal buco nero nello stomaco affiorano sussurri di ansia.

Sento tutta la stanchezza. I progetti. Le scadenze. Mi manca l’aria e mi viene da piangere.
È scomodo. Vorrei solo scappare nel frigo
o nel cellulare.

Ma rimango in ascolto.
Immobile.

La signorina Rottenmeier scuote la testa.
Braccia incrociate. Sguardo di disapprovazione. Se solo non avessi perso tempo in queste settimane. Se avessi fatto il mio dovere...

Anni fa non avrei capito cosa mi stava succedendo.
Sarei rimasta incastrata tra il senso di colpa e la rabbia, avrei continuato a passare dal cellulare al frigo e dal frigo ai sensi di colpa.

🌹 Stasera, invece, le offro di sedersi accanto a me e le offro una maschera di bellezza.
La rassicuro: Farò del mio meglio, come sempre.
E se proprio devi giudicarmi... aspetta che la maschera si asciughi.
Adesso chiudi gli occhi, signorina Rottenmeier, Senti che buon profumo ha questa maschera...

Borbotta un po’. Ma si calma.
Capisco che quella che chiamavo irritazione era soprattutto senso di colpa e stanchezza.

La serenità non arriva quando la parte critica scompare. Arriva quando smette di essere l’unica voce che ascolti.

Con un po’ di fatica convinco Pepe a uscire dalla valigia e la chiudo in dieci minuti.

La signorina Rottenmeier è sul divano e si è addormentata con la maschera sul viso.
Sospetto che i gatti una signorina Rottenmeier non ce l’abbiano proprio. 😁

Scrivi CUORE e ti mando un audio da ascoltare quando senti quel ne

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Perché mi arrabbio per una sciocchezza?
Sono le 19:40, la cena non è ancora pronta, tuo marito entra in cucina e chiede “hai visto la mia felpa grigia?”
e tu, che fino a un secondo prima stavi solo mescolando il sugo, senti qualcosa salire dritto dalla pancia alla gola.
Non rispondi.
Sbatti il cucchiaio sul bordo della pentola più forte del necessario.
Lui alza le mani, dice “scusa eh”, e tu resti lì con quella rabbia sproporzionata addosso, a chiederti da dove sia uscita per una felpa grigia.

Alle 19:40 avevi già risposto a una raffica di messaggi di lavoro rimasti in sospeso da ore, gestito il capo che ti scriveva ‘hai un minuto?’ proprio mentre uscivi dall’ufficio, e fatto la spesa online in pausa pranzo perché non c’era altro momento….
e in mezzo a tutto questo nessuno ti ha chiesto come stavi tu…

la rabbia non parte da zero a cento nel giro di una frase su una felpa, non è un interruttore.
È più simile all’acqua che sale in una pentola: bolle da un pezzo, solo che tu il coperchio lo tenevi premuto con tutto il corpo, e nessuno vedeva il vapore.

Poi arriva la felpa grigia e il coperchio salta, e in quel momento a saltare non sono i nervi per la felpa, è tutto quello che hai messo via educatamente nelle ultime dodici ore.

E dopo, puntuale, arriva il senso di colpa.
ti guardi da fuori e pensi “ho esagerato”, “non doveva prendersela così”, “sono impossibile”.
Nessuno ti ha mai insegnato a leggere la tua rabbia quando è ancora a trenta gradi, quando basterebbe dire “sono stanca” invece di aspettare che diventi un fiume che esce da tutte le parti insieme.

La prossima volta che senti salire qualcosa per un motivo che sembra sproporzionato, prova a fermarti un secondo prima di reagire e chiediti cosa hai portato addosso da prima.

Il punto non è controllarti di più — ne hai già fin troppo, di controllo.
Il punto è imparare a sentire prima.

Se ti interessa cosa accade sotto il coperchio, seguimi. Nei prossimi giorni regalo un audio pensato per chi si carica troppo e vorrebbe smettere di esplodere con chi ama.

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La pace non arriva quando le voci spariscono. Arriva quando non decidono più loro.
E tu come gestisci le tue “voci interne” quando sei in vacanza? ( ti leggo nei commenti)

#psicoterapeuta #psicologia #autocritica #ansia #sensodicolpa farepaceconsestessi mindfulness compassione benessereemotivo amorepersé

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NO, NON TI DARÒ I CONSIGLI CHE VUOI, PERCHÉ VOGLIO ESSERE UTILE NON COMODA!
Non faccio la mamma, né la maestra e tantomeno il giudice.
Non assolvo peccati e non prevedo il futuro.
Lavoro con adulti che hanno voglia di prendere in mano la propria vita.
SE VUOI LAVORARE CON ME STARAI SCOMODA ma sarà un viaggio pazzesco tra le risorse immense che non immagini nemmeno di avere.

Una delle cose più difficili che ho dovuto imparare per fare questo mestiere è rinunciare a compiacere i miei pazienti.
Rinunciare a dare consigli, a volerli per forza confortare, indirizzare, sollevare.
Rinunciare a salvarli perché si salvino da soli.
Il prezzo che si paga è alto perché se scegli di essere utile anziché accogliente spesso puoi risultare “dura” o “scomoda”, “antipatica” e perfino “odiata”…
E significa anche rinunciare al merito e alle “scorciatoie d’effetto” che ti fanno sembrare brava ma a lungo andare non servono a niente.

A volte è difficile scegliere questa strada.
Altre volte invece è facile, per esempio quando mi arrivano messaggi come quello che leggete qui sotto.

Ogni fatica scompare perché sento di essere sulla strada giusta, esattamente quella che ho scelto e desiderato.

Scegliete terapeuti scomodi, che vi facciamo sorgere domande e vi aiutino a trovare le risorse dentro di voi.
Scegliere terapeuti che non avrete bisogno di ringraziare, perché hanno fatto solo il loro lavoro.
Scegliete di essere adulti e di iniziare a prendervi cura di voi!

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Perché mi sento in colpa quando faccio qualcosa per me?

Sono le 15, hai finito tutto quello che dovevi finire, per una volta prima del previsto, e ti sei ritagliata un’ora vera, solo tua.
Nessuna richiesta urgente, nessun incendio da spegnere.
Ti siedi con un libro, o esci a camminare, o semplicemente non fai niente, cosa che per te è già un evento raro quanto un’eclissi.

Passano dieci minuti e la mente comincia a fare l’inventario: la lavatrice che aspetta, quella mail che potresti scrivere ora invece che domani, tua madre che non senti da due giorni.
Non è successo niente, nessuno ti ha chiamata, eppure ti alzi lo stesso, prendi il telefono, controlli qualcosa che non andava controllato.

L’ora tutta tua è durata dodici minuti.

Quello che noto spesso, parlando con donne che nella loro vita hanno sempre retto tutto e bene, è che il sì agli altri lo dicono sempre, senza nemmeno doverci pensare, è quasi un riflesso.

Il no, quello vero, lo riservano a una sola persona, e indovina chi è.

Come se il tempo per sé andasse comunque guadagnato prima con qualcos’altro, mai preso e basta.
Ed è la cosa più assurda, perché si tratta esattamente delle stesse persone capacissime di occuparsi di chiunque altro senza battere ciglio, che davanti a un’ora libera si sentono più a disagio che davanti a un’emergenza vera.

Non è debolezza, è quasi il contrario: è gente troppo abituata a essere la colonna, che non ha ancora trovato un posto per sé nella lista delle cose che meritano attenzione.

Mettere al primo posto se stesse, anche solo per un’ora, sembra un lusso che va giustificato in tribunale, con tanto di prove a favore prima di potersela concedere senza sensi di colpa.

Ho preparato una risorsa che uso spesso nei miei percorsi, si chiama TRIBUNALE, e serve proprio a iniziare a uscire dal tribunale in cui vivi costantemente senza nemmeno accorgertene.

Se ti va di riceverla, scrivimi TRIBUNALE in DM.
Ti auguro una giornata piena di te.

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Perché non riesco a lasciare una persona che mi fa stare male?
NON SEI DEBOLE. SEI TROPPO FORTE PER LASCIARLO.
Il vero problema è che non hai mai smesso di resistere.
Quando arrivano nel mio studio, spesso hanno già una diagnosi pronta: «Soffro di dipendenza affettiva.»
Ma dietro quella parola ce n’è quasi sempre un’altra, molto più dolorosa: vergogna.

«Mi faccio schifo.» «Non capisco perché torno sempre indietro.» «Dovrei essere più forte.»

Eppure il paradosso è proprio questo: sono donne fortissime.
Hanno attraversato infanzie difficili, famiglie complicate…

Se sei una che non molla mai, su cui tutti possono contare, sto parlando di te.
Quando ti ritrovi in relazioni in cui non ti senti amata e non riesci a mollare, non ti riconosci più.

Non ti perdoni per come sei diventata. Non sei debole, sei abituata a resistere senza limite.

Hai passato una vita a non mollare mai — con lo studio, col lavoro, con le famiglie difficili, con te stessa.

Ti hanno insegnato che se ti impegni abbastanza, il risultato arriva — anche quando il risultato è un’altra persona.

Così continui a provarci, convinta che se amerai meglio, capirai di più, aspetterai abbastanza… lui cambierà gioco insieme a te.
Ma lui gioca il suo gioco.
E spesso non vuoi vedere che non ha mai giocato al tuo.
Perché se lo vedessi, dovresti smettere di aspettare che cambi.

La prossima volta che pensi “non ce la faccio senza di lui”, prova a chiederti: non ce la faccio senza di lui, o non ce la faccio senza qualcuno che mi mostri amore, visto che io per prima non lo faccio da tempo?

Perché il vero problema non è l’amore che manca da fuori.
È l’abbandono che arriva da dentro: quando sei così abituata a reggere tutto da sola che qualsiasi briciola di attenzione sembra indispensabile.
Il problema non è che sei sola. È che quando sei con te, sei in cattiva compagnia.

Se quello che ho scritto ti ha fatto uno strano effetto, scrivimi CUORE e ti mando una pratica per tornare verso te stessa — non per uscire da una relazione, ma per diventare più forte davvero.

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Perché non riesco a decidere da sola?

Il problema non è che non sai cosa vuoi.
È che hai imparato a chiedere il permesso prima ancora di ascoltarti.

I miei pazienti mi dicono: “Va bene tutto... ma quindi dimmi cosa devo fare.”
È il momento in cui potrei sembrare bravissima.

Ti dico cosa fare.
Ti dico cosa dire.
Ti dico se lasciare il partner, se cambiare lavoro, come rispondere a tua madre…

Tu esci soddisfatta. Io mi sento utile.
E abbiamo appena fatto un pessimo lavoro.

“Allora perché ti pago?”

La risposta è semplice. Non mi paghi perché decida al posto tuo. Se lo facessi, forse ti farei stare meglio per una settimana.
Ma ti lascerei con lo stesso problema. Perché la volta dopo avresti ancora bisogno di qualcuno che ti dicesse cosa fare.

Il mio lavoro è un altro.
È aiutarti a ritrovare quella parte di te che sa scegliere.

Non hai bisogno di una mamma nuova.
Non hai bisogno di un direttore che scelga per te.
Non hai bisogno di qualcuno che viva la tua vita al posto tuo.

Hai bisogno di tornare a fidarti della tua capacità di scegliere.
Ecco. È questo che hai perso.
Quella parte di te che sa già, ma che nel tempo si è abituata a chiedere permesso prima di ascoltarsi.
Zittita dalla paura, dal senso di colpa, dal bisogno di piacere a tutti, dalle aspettative degli altri.
A volte vedo abbastanza chiaramente quale strada prenderei io.

Ma non è questo il punto.
Perché la mia strada non ti rende più libera.
La tua sì.

E la verità è che a me piacerebbe pure dirti cosa fare, perché la parte più difficile del mio lavoro è proprio questa: rinunciare al potere di decidere per qualcuno.

È molto più facile dare un consiglio che accompagnare una persona mentre ricostruisce la propria forza.

Questo può richiedere più tempo e spesso più fatica. Ma è anche l’unica cosa che rimane quando la terapia finisce.

E tu: in terapia (o fuori), cosa ti ha aiutato di più? raccontamelo nei commenti anche con una sola parola

Ti auguro una giornata piena di te.
#psicoterapia #autocompassione #crescitapersonale #ansiadaprestazione #sensodicolpa fiduciainsestessi psicologiaonline benesserepsicologico relazioneterapeutica autostim

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Ti sei mai chiesto perché continui a reagire allo stesso modo, anche quando sai che ti danneggia?
Il problema non è avere un carattere rigido. Il problema è non sapere di averlo.

Si può dire che il carattere sia, in un certo senso, la nostra armatura: ci ha protetto da piccoli, quando dovevamo sopravvivere a situazioni che non potevamo controllare. Il problema è che a furia di portarla, finiamo per non vederla più. Si confonde con la pelle.
E un'armatura che non si vede più diventa un problema: con l'armatura addosso non si sentono più le carezze, e a furia di avere la spada in mano si finisce per usarla anche quando non vorremmo — con le persone che amiamo, o con noi stessi.

L'Enneagramma non serve a incasellarsi in un numero. Serve a riconoscere quale armatura stai portando, da cosa ti proteggeva allora, e se oggi ti sta ancora aiutando o ti sta limitando.
Le carte Dixit, in questo, funzionano come una lente: rendono visibile — attraverso immagini e metafore — qualcosa che a parole tendiamo a razionalizzare o minimizzare.
Nel corso "Enneagramma e Carte Dixit" imparerai le basi della psicologia degli enneatipi e come usare le immagini per riconoscere i pattern automatici, quelli che t"fregano continuamente"
📌 Dal 1° al 15 luglio, 40% di sconto.
Link al primo commento
#enneagramma #dixit #psicoludia

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La psicoterapia rende dipendenti?

Ogni mercoledì, per nove mesi all’anno, il mio studio cambia faccia.

Arrivano persone che si salutano con un sorriso, si abbracciano, prendono una sedia, qualcuno si prepara una tisana.

Nasce quell’intimità speciale che esiste solo quando si condividono fragilità, paure, risate e pezzi di vita.

Un gruppo di psicoterapia è questo.

Poi arriva l’estate.

E, ogni anno, il gruppo si ferma per tre mesi.

Per chi è appena arrivato è quasi sempre uno shock.

“E adesso cosa faccio senza il gruppo?”

Ed è proprio qui il punto.

Un gruppo di terapia dovrebbe essere un luogo in cui ritrovarsi, non un posto senza il quale si pensa di non poter stare.

Per questo interrompo il percorso ogni estate: perché ciascuno possa sperimentare di riuscire a camminare anche senza quel rito del mercoledì sera.

Così, quando ci ritroviamo a ottobre, è perché lo desideriamo. Non perché non sappiamo farne a meno.

Lo stesso vale anche nei colloqui individuali.

Ogni tanto qualcuno mi dice:

“Se pensi che debba fare il tuo percorso… lo faccio.”

È una frase che mi commuove, perché racconta fiducia.

Ma c’è una cosa che non farò mai: scegliere al posto di un altro adulto.

Credo profondamente che il compito di uno psicoterapeuta non sia creare persone che hanno bisogno di lui.

Sia aiutare le persone a fidarsi sempre di più di se stesse.

Per questo non cerco di convincere nessuno.

Credo che ogni persona abbia bisogno del percorso giusto. Non necessariamente del mio.

A ottobre ripartirà il gruppo di psicoterapia del mercoledì sera.

Nel frattempo sono aperti i colloqui conoscitivi, sia per il gruppo in presenza, sia per #VogliadiMe, il mio percorso online di 10 settimane.

Se vuoi capire quale dei due percorsi possa essere più adatto a te in questo momento, scrivimi in DM o sotto il post

Lo capiremo insieme, senza alcun impegno.

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Perché mi sento travolta dalle emozioni?

Ti è mai capitato di pensare:
“Sto esagerando.”
“Reagisco sempre troppo.”
“Perché basta così poco per farmi stare così male?”

Forse il problema non è quello che pensi.
Non è che senti troppo.
A volte è il tuo sistema di allarme che ha perso la capacità di vedere le sfumature.

Quando il cervello vive da tanto tempo sotto stress o in allerta, succede una cosa curiosa: diventa bravissimo a individuare i pericoli, ma molto meno bravo a distinguere le sfumature.

È come un rilevatore di fumo tarato troppo in basso: non serve un incendio, basta una fetta di pane nel tostapane.

Così una preoccupazione può sembrarti già panico.
Una delusione può sembrare disperazione.
Un fastidio può trasformarsi in rabbia.

Non perché stai inventando quello che provi.
Ma perché il tuo sistema di allarme fatica a distinguere le sfumature.

Ed è anche per questo che sentirti dire “calmati” non funziona mai.
Il problema non è abbassare il volume delle emozioni.
È imparare a riconoscerle con maggiore precisione.

Per questo ho preparato un esercizio che uso spesso anche con i miei pazienti.

Si chiama Termometro delle emozioni e ti aiuta a distinguere quello che stai davvero provando da quello che la tua mente, quando è in allarme, ti racconta.

Scrivi TERMOMETRO nei commenti e te lo mando in DM.

Le emozioni non hanno bisogno di essere controllate.
Hanno bisogno di essere riconosciute, ascoltate… e chiamate con il loro vero nome.
Perché non diventano più gestibili quando le combatti.
Diventano più chiare quando impari a distinguerle. #autoalleanza #emozioni #fortisenzarabbia senza rabbia

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La psicoterapia funziona?
“Funzionerà davvero, in sole 10 settimane?”
Questa è stata la prima domanda di Anna, prima di iniziare “Voglia di me: 10 settimane per amarsi”. Dopo 4 anni di terapia, sapeva razionalmente perché “non funzionava”. Ma continuava a non funzionare.
Quello che è cambiato in queste 10 settimane non è una promessa che ti faccio io. Te lo racconta lei, con le sue parole, nel carosello 👆
Le tecniche di autosabotaggio che sembravano “essere cattiva e sbagliata”. Il dire “no” senza che crollasse il mondo. L’amore che continuava a elemosinare fuori, mentre era capace di darselo da sola.
Non è magia. È lavoro, fatto nel modo giusto, nel tempo giusto.
Se ti riconosci in questo, e vuoi sapere come funziona “Voglia di me”, chiedimi un colloquio gratuito.
Ti auguro una giornata piena di te.

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Perché ho paura del giudizio degli altri?

PARE BRUTTO:
…dire ai suoceri di avvisare prima di passare.
…dire che quest’anno a Natale voglio stare a casa.
…chiedere di dividere le spese.
…dire che sono stanca

Pare brutto perfino dire: “Non mi va.”

E se pensi che si tratti di educazione ti sbagli perché l’educazione non c’entra niente. è una questione di paura. Una strategia che usiamo per difenderci da una minaccia terribile per gli esseri umani: il pericolo di non piacere, di non essere approvati, di rimanere soli.

Perché se ci fai caso… non stai dicendo: “È sbagliato.” Stai dicendo: “Ho paura di quello che penseranno.”

E lì cambia tutto.

Nessun bambino nasce pensando: “Se deludo qualcuno valgo meno.”

Ma molti bambini imparano presto che essere bravi, disponibili e poco ingombranti rende tutto più semplice. Che il loro bisogno di spazio, di riposo, di dire no può essere un problema per gli adulti.

E allora succede qualcosa di molto preciso: diventa più facile deludere se stessi che rischiare di deludere qualcun altro.

Ogni “pare brutto” è una trattativa silenziosa. Tu rinunci a un pezzetto di te. In cambio speri di sentirti accettata.
Il problema è che quel contratto non finisce mai. E ogni volta il prezzo aumenta. E ogni volta perdi un pezzettino di te.

La prossima volta che ti viene da dire “pare brutto”, fermati un secondo e chiediti:

Brutto per chi?

Non per trovare una risposta giusta. Ma per capire se stai proteggendo una relazione… o stai proteggendo quella parte di te che ha ancora paura di non meritare amore se smette di accontentare tutti.

Quella parte esiste. È comprensibile.
Ed è da lì che si inizia a lavorare davvero.

Se vuoi esplorare da dove viene questa paura e come allentarla,
scrivi BRUTTO nei commenti.

Ti mando la risorsa gratuita che uso con le mie clienti come primo passo. #autoalleanza #pauradelgiudizio #parebrutto

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La psicoterapia funziona??

Questa è una delle domande che mi fanno più spesso.

La risposta migliore è nel messaggio che mi è arrivato. ❤️

Avete presente quando avete paura di diventare dipendenti dalla psicoterapia?

La verità è che, molto più spesso, succede il contrario.

A forza di aspettarci di risolvere tutto da soli, finiamo per diventare “dipendenti” dai nostri problemi e dal tentativo di affrontarli sempre con gli stessi strumenti.

Quando quelle strategie non funzionano, arrivano l’autocritica, il senso di fallimento e tutte quelle vocine che ci convincono di non essere abbastanza forti, abbastanza brave o abbastanza capaci.

E così il problema iniziale non resta da solo: se ne aggiungono altri, spesso ancora più dolorosi.

Una buona psicoterapia non fa il lavoro al posto tuo.

Ti aiuta a vedere possibilità che da sola non riuscivi più a vedere, ad allenare risorse che magari avevi dimenticato di avere e, poco alla volta, a camminare con le tue gambe.

Per questo, quando una persona mi scrive:

“Gli ostacoli ci sono sempre... ma li sto superando da sola.”

io sono davvero felice.

Perché il mio obiettivo non è che tu abbia bisogno di me per sempre.

È che, un giorno, tu possa continuare il tuo cammino anche senza di me.

In questi casi…

*si gioisce. ❤️. E tu , che esperienza hai avuto in psicoterapia? Se ti va scrivi anche una sola parola per raccontare

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“Perché nelle relazioni do sempre tutto e non ricevo niente in cambio?”
Sei quella che c’è sempre.
Quella che risolve, rassicura, si adatta, non si tira mai indietro.
E poi, quando hai bisogno tu, ti guardi intorno e non c’è nessuno con la stessa energia che hai messo tu.
👉Prova a fare questa cosa adesso:
pensa a una persona che ami.
Cosa faresti per lei se stesse male?
Ora chiediti: quando stai male tu, fai almeno la metà di quello per te stessa?
Scrivi la risposta. Anche solo mentalmente.
Quella distanza che senti — tra quello che dai e quello che ti dai — è il punto da cui si comincia.
Non è un problema di carattere. Non sei “troppo” generosa.
È che da qualche parte hai imparato che per meritare amore bisogna guadagnarselo — e ci hai creduto così tanto da applicarlo anche a te stessa.
Il risultato è una bilancia sempre sbilanciata: tanto amore fuori, pochissimo dentro.
Non perché gli altri non ti vogliano bene.
Perché nessuno può darti quello che tu non ti stai ancora dando.
Se questa cosa ti ha toccata da qualche parte, scrivi CUORE nei commenti.
Ti mando un audioguida fatta apposta per chi ha dato tanto agli altri e pensa sia arrivato il momento di dare qualcosa anche a se stessa.

Ti auguro una giornata piena di te. 🤍#autoalleanza #amorepersè #fortisenzarabbia #cuore

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