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@laurabongiorno.serenita

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Perché mi sento sempre in colpa?
Ti è mai capitato di sentirti in colpa per qualcosa che hai detto, fatto o semplicemente desiderato... anche quando non avevi fatto nulla di male?
Ti è mai capitato di passare ore a rimuginare su qualcosa che hai detto, fatto, o semplicemente voluto — senza aver danneggiato nessuno?
Quello che sta succedendo è che una parte di te ha trascinato un’altra davanti a un tribunale interno. E quel tribunale lavora h24, senza pausa, senza appello.
Il problema non è che ti giudichi ma il processo è truccato fin dall’inizio: sei contemporaneamente imputata, giudice, avvocato. E anche legislatrice di leggi che non hai mai scelto davvero consapevolmente.
Imparare a riconoscere come funziona la giustizia dentro di te è il primo passo per smettere di condannarti in modo automatico — e iniziare finalmente a trattarti con la stessa misura che useresti con una persona cara.
Ho preparato un esercizio potentissimo per esplorare il tuo tribunale interno e scoprire le magagne del sistema.
Scrivi TRIBUNALE nei commenti e te lo mando subito. #autoalleanza #senso di colpa

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Perché mi metto sempre al secondo posto?
Ho riletto un post di qualche anno fa e mi sono ricordata di una cosa che faccio ancora oggi.
Mi ero preparata una giornata perfetta: lavoro, correzione delle bozze di un libro, esercizi per la schiena, una doccia con calma e un pranzo speciale per mia figlia.
Insomma: una giornata organizzata da una donna convinta che con un po’ di buona volontà si possa fare tutto.
Poi la realtà ha deciso di collaborare quanto un gatto durante il bagnetto.
Lo scaldabagno smette di funzionare.
La stampante si inceppa.
Comincia a piovere terra dall’Etna.
E mentre gli imprevisti si accumulano, inizio a fare una cosa che conosco molto bene.
Comincio a tagliare.
Niente shampoo.
Niente esercizi.
Meno sonno.
Man mano che il tempo si riduce, tolgo pezzi.
E indovinate quali pezzi tolgo per primi?
I miei.
Perché quando sono sotto pressione c’è sempre una persona che può stringere ancora un po’.
E quella persona sono io.
A questo punto conosco già il finale.
Le comari interiori stanno organizzando una riunione straordinaria di condominio.
È il momento di fare una pausa.
🛑 PAUSA.
È quasi ora di cena quando arriva l’ultimo imprevisto.
“Mamma, non ti ho vista tutto il giorno. Mi fai i boccoli?”
La mia mente inizia immediatamente a fare calcoli.
Poi mi fermo.
Sono stanca.
Davvero stanca.
E poi, diciamolo: io adoro fare i boccoli.
Così ho fatto i boccoli.
Non è stato un premio.
Non è stato un lusso.
È stato un diritto che, in quel momento, ho scelto di riconoscermi.
Sono arrivata alla riunione impreparata.
Ho fatto del mio meglio.
E non è successo nulla.
Per anni ho creduto che, quando qualcosa andava storto, fossi io a dover pagare il prezzo.
Quella sera, invece, ho scelto i boccoli.
La vita è spesso meno drammatica di quello che la nostra mente racconta quando va in allarme.
👉 E tu? Quali sono i primi pezzi che tagli quando la giornata va a rotoli?
Se ti capita spesso di finire in fondo alla tua lista, scrivi PAUSA e ti mando un piccolo esercizio per iniziare a rimetterti al centro.
#rabbia #ansia #sensodicolpa #donneforti #sovraccarico faretuttodasole controllo stanchezza

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Perché mi sento sempre sbagliata?
Ci sono persone che passano la vita a difendersi dagli altri e altre che si difendono da sé stesse.
Io, per anni, ho fatto la seconda cosa.
Hai mai giocato a Risiko?
La prima regola è semplice: non si attaccano i territori più forti. Si attaccano quelli scoperti e divisi. Se ci pensi è ovvio: un territorio frammentato è più facile da conquistare di uno molto unito.
Quello che ho capito negli anni è che dentro di me succedeva la stessa cosa.
Non mi sentivo fragile perché il mondo era ostile: mi sentivo fragile perché dentro c’era una specie di guerra civile.
Una parte voleva essere impeccabile, competente, all’altezza.
Un’altra aveva paura di sbagliare, di essere criticata, di essere rifiutata.
Una spingeva avanti. L’altra tirava il freno a mano.
E così consumavo energia non per vivere ma per combattermi.
La cosa più dolorosa che ho dovuto riconoscere è stata questa: ogni volta che qualcuno mi criticava, una parte di me si schierava immediatamente dalla sua parte.
Significa che non era l’attacco esterno a farmi più male ma il fatto che “l’aggressore” trovasse facilmente un alleato proprio dentro di me.
Il vero problema non è come evitare le critiche.
È evitare che una parte di te si schieri contro di te. La parte ambiziosa di te vuole riconoscimento. La parte spaventata vuole protezione.
Finché una cerca di zittire l’altra, il sistema resta in guerra.
E quando dentro c’è guerra succede una di queste due cose: o non riesci a proteggere i tuoi confini e ti senti invasa dai giudizi degli altri o spari a vista, spesso proprio contro chi ami.
In entrambi i casi ti sembrerà di essere tu quella sbagliata.
Prova a prendere una decisione mentre ti stai attaccando. Poi prova a farlo quando sei dalla tua parte.
Sono due vite diverse.
Per questo imparare a smettere di combatterti cambia tutto.
Diventare la tua migliore alleata significa smettere di usare le armi contro di te e iniziare a usarle per proteggerti.
Non devi diventare perfetta. Devi smettere di essere il tuo nemico.
scrivi ALLEANZA nei commenti e ti mando un esercizio super utile per iniziare a stare dalla tua parte.#alleanza #amorepersé

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Perché non riesco a mantenere la calma?
Ho deciso di prendere un treno notturno: posto singolo, viaggio di lusso. Finalmente mi riposo.
E invece: sciopero.
Alle 3 del mattino il treno è fermo. Una signora in vestaglia rosa e pantofole di piume mi parla in una lingua che non capisco e tutte le mie energie servono a non sbadigliarle in faccia.
Il treno riparte. Sono quasi le 4 e io sono felicissima di tornare a dormire.
Alle 5 è di nuovo fermo. Sono a Messina. Sciopero. Treno soppresso.
Mi viene da piangere. Più per il sonno che per lo sciopero.
E no, non sono riuscita a guardare la situazione con la serena benevolenza di una santa. Alle cinque del mattino avevo la compassione di un vampiro con tre giorni di digiuno.
Quando è arrivato il controllore, le comari erano già sul piede di guerra.
Le comari sono quelle voci critiche che arrivano sempre a braccetto.
Come si fa ad avere cura di sé in questi momenti?
Entro in un bar. Prendo un caffè. Aspetto che il respiro si calmi.
Mi chiama il mio compagno:
“Ti vengo a prendere.”
Mi viene quasi da piangere. E finalmente mi rilasso.
Le comari hanno un caratteraccio, ma solo perché entrano facilmente in ansia.
Ecco com’è fatta la vera cura di sé.
Non è una meditazione perfetta su un cuscino. Non è non arrabbiarsi mai.
È sedersi in un bar caotico alle cinque del mattino e decidere che per adesso basta così.
A volte pensiamo che una persona compassionevole debba reagire come il Dalai Lama.
Io, alle cinque del mattino, non ero quella persona.
E va bene così.
Non avevo bisogno di diventare più saggia. Avevo bisogno di essere meno stanca.
Non avevo bisogno di controllare meglio le emozioni. Avevo bisogno di smettere di litigare con il fatto che ero arrabbiata.
Perché spesso il secondo dolore è peggiore del primo.
Succede qualcosa. Ci arrabbiamo. Poi ci sentiamo in colpa. E infine ci critichiamo perché una persona davvero consapevole avrebbe reagito meglio.
Ma la verità è che le persone compassionevoli non sono quelle che non perdono mai la pazienza. Sono quelle che riescono a trattarsi con un po’ di gentilezza anche quando la perdono.
Commenta COMARI e ti mando un esercizio per smettere di litigar

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Perché non sono mai contenta anche se non mi manca nulla?

Le persone più in gamba che conosco non si lamentano quasi mai.
Reggono tutto. Si prendono cura degli altri. Risolvono problemi. Vanno avanti.

E quando finalmente si fermano e sentono che qualcosa non va, si rimproverano perché pensano che dovrebbero essere più forti. Più grate.Più positive. Più capaci…

Un giorno l’ho detto anch’io alla mia terapeuta: non riuscivo a capire perché non riuscissi a sentirmi davvero bene.Lei rise e fu una risata lunga e imbarazzante.

“Sorda”, disse.
“Sorda?”
“Sì. Sei semplicemente sorda.”
Sorda a cosa?
Cominciò a chiedermi esempi concreti.

Le volte in cui avevo lasciato perdere qualcosa che desideravo.
Le volte in cui avevo detto “non importa”.
Le volte in cui ero andata avanti facendo finta di niente le volte che avevo detto un sì di troppo

Poi mi chiese cosa avessero in comune.
La risposta mi spiazzò.

Ogni volta c’era una tristezza. O una paura.
Sempre emozioni che cercavano di attirare la mia attenzione.
Ma io ero troppo impegnata a “fare meglio”, ad essere brava, a convincermi che non fosse poi così importante…

Così continuavo ad andare avanti ma quando mi fermavo arrivava quella sensazione strana.
Quel vuoto che urla senza ritegno: “c’è qualcosa che non va”.

Non mi mancava niente fuori.

Mi mancavo io, dentro.

Quella conversazione è rimasta con me per anni. Da lì ho cominciato a fare le cose diversamente.
Perché è stata la prima volta che ho smesso di trattarmi come un problema da risolvere e ho iniziato ad ascoltarmi come qualcuno che meritava attenzione.

Oggi, quando sento quel vuoto che non so spiegare, provo a fare una cosa diversa.
E invece di cercare subito una soluzione mi fermo.
Ascolto quella chiusura che sento nello stomaco. E quasi sempre scopro che non sono sbagliata.
Sono triste o spaventata.
E quelle emozioni cercano di raccontarmi qualcosa.

Per anni ho pensato che mi servisse più forza ma sbagliavo: mi serviva più ascolto.
Se anche tu ti sei chiesta almeno una volta:
“Ho tutto. Allora perché non sto bene?”

scrivi ASCOLTO nei commenti. Ti manderò un audio per iniziare ad ascoltarti davvero

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Perché quando discuto mi viene da piangere?

È il momento peggiore. Vuoi essere lucida, trovare le parole giuste, dirgli finalmente tutto quello che pensi…. E invece arrivano le lacrime. E ti senti ancora più esposta, ancora più indifesa.

Le lacrime in quel momento non sono debolezza. Sono il segnale che qualcosa ha toccato un posto che ti sta davvero a cuore.

Il sistema nervoso non distingue tra una discussione e un pericolo reale. Reagisce come sa: si attiva, si emoziona, trema, piange. Non stai perdendo il controllo. Stai sentendo qualcosa di importante.

Ma c’è qualcosa di più. Quel posto che si è riaperto, probabilmente, è una ferita vecchia. E le ferite aperte si riaprono con una piuma — se tocca il punto giusto.

In quel momento non sei la donna competente, lucida, capace che sei di solito. Sei tornata a tre anni. Una bambina che vuole essere vista, ascoltata, presa sul serio — e non sa ancora se lo merita. Il conflitto di oggi ha riattivato qualcosa di molto più antico di questa discussione.

Ecco perché non basta “controllarsi”. Non è una questione di forza di volontà. È che stai combattendo su due fronti contemporaneamente: il presente e tutto ciò che il presente ha risvegliato.

La prossima volta che senti le lacrime arrivare, non stringere la mascella per trattenerle. Stringila per ricordarti che sei qui, adesso, in questo corpo adulto. Respira. Immagina di proteggere la bambina che eri spostandola dietro di te. Proteggila. E poi di’ lo stesso quello che avevi da dire.

La tua voce che trema mentre dici una cosa vera vale molto di più di mille parole dette a denti stretti.

Scrivi CHIAREZZA nei commenti: ti mando una risorsa gratuita super utile.
#autostima #valorepersonale #emozioni #regolazioneeemotiva

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Perché mi sento invisibile con il mio partner?
Gli stai parlando. Gli stai dicendo qualcosa che per te conta. E lui ha gli occhi sullo schermo.
Se glielo fai notare ti risponde che anche lui ha diritto di rilassarsi...o che sta lavorando...
Fermati un momento e digli esattamente questo: "quando guardi il telefono mentre ti parlo, mi sento invisibile." Non "sei sempre distratto." Non "non ti importa mai." Solo quello che succede dentro di te. Prova a parlare di te e del tuo bisogno, non della sua "condotta sbagliata".
Perché la sensazione di essere invisibile in coppia è una delle più dolorose che esistano. Non fa rumore. Non si vede. Ma si accumula — giorno dopo giorno, schermata dopo schermata.
Non stiamo parlando di un telefono. Stiamo parlando del bisogno fondamentale di essere viste. Davvero viste — non gestite, non ascoltate a metà, non messe in pausa.
Quel bisogno non è esagerato. Non sei troppo sensibile. Sei una persona che merita presenza. Intera. Solo che non hai imparato a darti il diritto di esistere davvero. Se non inizi a vederti tu inizierai a scomparire anche per gli altri.
Scrivi LO VOGLIO nei commenti e ti mando una risorsa gratuita per iniziare a darti l'attenzione che meriti

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Perché non mi sento mai abbastanza anche quando do tutto?
Fai tutto bene. Ti impegni. Dai il massimo.
Come se dentro ci fosse un contratto silenzioso: se faccio tutto giusto… prima o poi verrò amata, prima o poi riceverò quello che merito...
E intanto aspetti.
Aspetti che qualcuno arrivi e dica: "sei speciale."
Prova questo: scegli una cosa oggi che fai solo per te, senza che nessuno lo sappia. Non per essere brava. Non per essere vista. Solo perché ti va. È lì che inizi a esistere per te stessa.
Il bisogno di essere scelte a volte ci porta a sparire proprio mentre cerchiamo di essere viste. L'amore non arriva come ricompensa per chi si comporta bene — arriva quando smetti di nascondere chi sei davvero e inizi a esserci, anche con le parti che ti sembrano "troppo" o "non abbastanza."
Se ti risuona, scrivi SPECIALE nei commenti: ti mando una risorsa gratuita per iniziare a conoscerti al di là di quello che fai per gli altri. 👇

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Perché non riesco a controllare la rabbia?
Ti prometti che questa volta resterai calma e riuscirai a controllarti. Te lo dicono tutti: basta che conti fino a 10…
Poi torni a casa e trovi un macello. Ma fai finta di niente: vuoi solo buttarti sul divano…che però è pieno dei vestiti che hai stirato nessuno ha messo a posto.
Il gatto ha fame e si lamenta. È troppo. Qualcosa sale all’improvviso e ti ritrovi a esplodere di rabbia. Magari ad urlare o a piangere. O urlare e piangere insieme.
Chi è presente non capisce, non ha visto tutto quello che accumuli da giorni e probabilmente ti guarda pensando che sei pazza.
E questa mancanza di comprensione è quello che ti fa più male, perché ti fa sentire sola.
Il problema non è la rabbia, lei sta solo provando a proteggerti. Il problema è che non la ascolti quando ti sussurra che è il momento di chiedere, di mettere un limite, di dire no all’ennesima richiesta.
E così la rabbia cresce dentro di te, si accumula, fino a non trovare più spazio. A quel punto non hai più controllo…perché è lei che controllerà te, in un disperato tentativo di “fare giustizia”.
La rabbia inizierà a urlare quello che non hai ascoltato quando sussurrava.
Sopportare e prometterti che non succederà più non funziona. Lo sai già.
La rabbia è un'emozione preziosa, ti segnala che un limite è stato superato, che hai accumulato troppo…
Ascoltarla non significa obbedirle, significa iniziare a capire il messaggio che porta.
E spesso, quando viene ascoltata, la rabbia non ha più bisogno di urlare.
Ti propongo un esercizio da 3 minuti
Trova una posizione comoda, chiudi gli occhi e ricorda l’ultima volta in cui ti sei arrabbiata. Immagina come se stesse accadendo in questo momento. Fai attenzione a cosa accade nel corpo. In quale parte senti più tensione/calore/movimento? Prova a portare il respiro proprio in quel punto del corpo, non per calmarti ma per ascoltarti, per farti compagnia. Rimani a respirare con l’intenzione di portare conforto a questa parte in tensione per almeno 3 minuti. Alla fine prova a scrivere cosa hai scoperto.
Ho preparato un esercizio per capire cosa si nasconde dietro la tua rabbia, scrivi RABBIA nei commenti e te lo mando. #rabbia

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Se non riesci a dire no… gli altri non vedono chi sei.

Il “no” non è solo un limite.

È identità.

È il primo modo che abbiamo per dire:

io sono io.

E non sono te.

Per questo i bambini lo usano così presto.

Perché è lì che inizia a nascere chi sono.

Quando non riesci a dire no,

non stai solo evitando il conflitto.

Stai lasciando fuori una parte di te.

E allora gli altri incontrano qualcuno…

ma non incontrano davvero te.

—

Dire no non allontana le persone giuste.

Ti rende visibile.

Se sto parlando di te, seguimi

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Perché mi arrabbio così facilmente?

Qualcuno che ti dice “stai calma”.
Tua madre che ti fa “solo una battuta”.
Il partner che visualizza e sparisce.

I piatti sporchi ancora nel lavandino.
Senti la rabbia salire tutta insieme.
 
E tu esplodi.
Non solo per quello.
Per tutto quello che hai tenuto dentro da settimane.
 
Non sei esagerata.
Non sei “fuori di testa”.
Stai pagando un conto che si è accumulato in silenzio.
 
Succede così: ogni giorno sopporti piccole cose che metti da parte.
Poi arriva la goccia sbagliata nel momento sbagliato… e il vaso trabocca tutto insieme.
 
Chi ti sta davanti non capisce perché vede solo l’ultima goccia.
Ti ha fatto un graffio…e si sente arrivare addosso una tempesta.
Ti guarda come se fossi pazza.
E tu ti senti ancora più sola.
Così inizi a processarti:
“Non dovevo reagire così.”
“Che problema ho?”
Ma più ti attacchi,
più il tuo corpo resta in allerta.
E un corpo sotto pressione esplode prima.
Cosa puoi fare adesso, mentre leggi questo post?
Fermati un momento.
Non per capire cosa hai sbagliato.
Non per correggerti.
Solo per ricordarti che ci sei anche tu.
E se vuoi,
appoggia una mano sullo stomaco mentre te lo chiedi.
Sembra una cosa minuscola.
Ma il corpo, quando si sente ascoltato,
smette piano piano di urlare.
 
Scrivi RESPIRO nei commenti e ti mando una pratica audio per imparare a fermarti prima che il vaso trabocchi.
#Rabbia #autocritica #esagerata #psicotetapia

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Hai meditato.
Hai letto libri.
Hai provato a diventare una persona spirituale ed evoluta.

Eppure dentro di te sembra ancora una riunione condominiale degenerata male.

Perché alcune parti di noi non hanno bisogno di essere zittite, corrette o “illuminate”.
Hanno bisogno di smettere di sentirsi sole.

La rabbia.
La paura.
La fragilità.
Il bisogno di essere amate.

Non spariscono se le chiudiamo in cantina.
Urlano più forte.

🌿 Fare pace con sé stessi non significa diventare perfetti.
Significa smettere di farsi la guerra.

👇 Se ti sei riconosciuta, scrivimi “VOGLIO” in dm o nei commenti e ti spiego come funziona “Voglia di me — 10 settimane per amarsi”.

#psicologia #mindfulness #autostima #ansia #amorepersé #crescitapersonale #psicoterapia #benessereemotivo #selfcompassion #vogliadime

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Auguri alle mamme vere.
Quelle che tengono tutto insieme… anche quando si dimenticano di sé. 🌿
Se ti sei riconosciuta in anche solo una riga, questo spazio è anche per te.
#festadellamamma #mammevere #mammeimperfette #psicologia #psicoterapia autocompassione mindfulness genitorialità saluteemotiva esseremamma vitadimamma serenitàistruzioniperluso

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A volte, quando le persone mi chiedono se il percorso funziona, io rispondo così:
“Chiedilo a chi c’è passata.”
Perché ci sono cose che non si spiegano bene con una promessa.
Si riconoscono nelle parole di chi, a un certo punto, ha smesso di sopravvivere soltanto… e ha iniziato lentamente a tornare dalla propria parte.
Questa è una testimonianza vera.
E forse, se la ascolterai fino in fondo, troverai dentro anche qualcosa di te.
🌿
#psicologia #psicoterapia #mindfulness #compassione #autostima #autocritica #crescitapersonale #benessereemotivo #ansia #serenità #consapevolezza #saluteemotiva #amarsidipiù #mindfulnessitalia #psicologa #dallamiaparte #serenitàistruzioniperluso

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Torni a casa.
C’è silenzio.
E quella scena lì — così normale — ti fa esplodere.
E ti senti anche stupida, magari.
Perché “è solo un piatto”.
“Oggi è stata una giornata come le altre”.
Solo che non è così.
Non è il piatto.
Non è quella scena.
È tutto quello che hai tenuto dentro prima.
Le cose che hai fatto senza fermarti.
Quelle a cui hai detto sì anche quando volevi dire no.
Il fatto che sei arrivata lì… già piena.
E quando sei piena, basta poco.
Non è un problema di controllo.
È un problema di spazio.
E forse non hai bisogno di reagire meglio.
Forse hai bisogno di iniziare ad accorgerti prima
di quanto stai tenendo.
💬 Ti succede? In quale momento della giornata senti che inizi a riempirti?
Se vuoi iniziare a non arrivare sempre così piena,
in bio trovi come possiamo lavorarci insieme.

#psicologia #consapevolezza #emozioni #stress
#benessereemotivo #relazioni #autoconsapevolezza
#crescitaspersonale #mindfulness #lavorosuse

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Tranquilla, non sei circondata da incapaci. Sei solo diventata talmente brava a fare tutto da sola che ormai nessuno ci prova più. All'inizio lo facevi perché eri capace. Poi perché era più veloce. Poi perché tanto lo sai già come va a finire. E adesso sei il centro nevralgico di tutto — che detta così suona anche importante, ma nella pratica significa che non si muove una foglia senza che tu la guardi, la pensi o la rifaccia. Il problema non è che gli altri non sanno fare. È che tu non hai ancora lasciato abbastanza spazio perché imparino. Prova una cosa piccola questa settimana. Lascia una cosa in sospeso — non perché non ti importa, ma per curiosità. Per vedere cosa succede quando non arrivi tu. A volte qualcuno fa un pasticcio. A volte fa diverso da te. E a volte — la parte più sorprendente — funziona lo stesso. E tu respiri un po' di più. 🌿 Se mentre leggevi hai annuito, probabilmente qualcosa ha fatto centro. Di solito è proprio da qui che si inizia a cambiare. Scrivimi in DM — ci parliamo.

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“Per non sentirti in colpa dici sì… e intanto vai in debito con te.”

Ogni volta che dici sì per non sentirmi in colpa probabilmente provi un piccolo sollievo… che dura pochissimo e poi stai peggio.

Questo succede perchè non stai evitando davvero il senso di colpa, lo stai solo spostando da fuori… a dentro.

Quando dici sì agli altri controvoglia stai dicendo no a una parte di te.

Solo che quello sguardo non lo vedi: non vedi la delusione, non senti subito il peso.

L’esperienza di non esserti ascoltata però rimane e si accumula.

Praticamente crei un debito con te stessa.

—

Se questo video ti muove qualcosa forse è il momento di non lasciarti più indietro e di iniziare a ripagare quel debito…

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“Per non sentirti in colpa dici sì… e intanto vai in debito con te.”

Ogni volta che dici sì per non sentirmi in colpa probabilmente provi un piccolo sollievo… che dura pochissimo e poi stai peggio.

Questo succede perchè non stai evitando davvero il senso di colpa, lo stai solo spostando da fuori… a dentro.

Quando dici sì agli altri controvoglia stai dicendo no a una parte di te.

Solo che quello sguardo non lo vedi: non vedi la delusione, non senti subito il peso.

L’esperienza di non esserti ascoltata però rimane e si accumula.

Praticamente crei un debito con te stessa.

—

Se questo video ti muove qualcosa forse è il momento di non lasciarti più indietro e di iniziare a ripagare quel debito…

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Hai presente quella sensazione quando esci da una riunione, da una cena o anche solo da una telefonata, e la mente comincia a setacciare tutto?
Frase per frase. Quella micro-pausa dell'altra persona prima di rispondere, e tu che ci costruisci sopra un'intera storia su cosa hai sbagliato e come avresti potuto dire diversamente.
Nel frattempo stai guidando, stirando o annuendo mentre tua figlia ti racconta qualcosa, ma non sei lì. Sei ancora al banco degli imputati a cercare di capire se hai preso un voto sufficiente da qualcuno che stava già pensando a cosa mangiare a cena, ignaro della toga che gli avevi messo addosso.
Probabilmente lo fai da così tanto tempo che non lo chiami più autocritica. Ha cambiato nome: attenzione,responsabilità, essere una persona su cui si può contare...
Il problema è che non si ferma mai. C'è sempre un'udienza aperta e tu sei contemporaneamente l'imputata, la testimone e quella che prende appunti.
Quello che stanca non è il giudizio degli altri — fastidioso, certo, ma passa. Quello che non passa è il secondo turno, quello che fai tu dopo. Prendi uno sguardo che forse non era nemmeno storto e lo lavori finché non diventa una prova. Ci costruisci sopra una sentenza che nessun altro ha emesso.
La guardia che tieni alzata verso gli altri la paghi tutta intera verso te stessa. E alla fine della giornata sei esausta non per quello che è successo fuori, ma per il processo che hai istruito dentro.
Il punto non è diventare impermeabile. È cosa fai nei cinque minuti dopo, quando sei sola con te stessa e l'udienza è già aperta.
Potresti fermarti lì. Non per fare finta che non abbia fatto effetto — ma per smettere di aggiungere il tuo peso a quello che è già arrivato.
Non ti trasformerà nella "versione migliore di te" (questa frase mi fa accapponare la pelle). Ma sono certa che anche tu puoi smettere di essere la persona più difficile che ti capiti di incontrare in una giornata.
Se mentre leggevi hai pensato a qualcuno, scrivi nei commenti la parola che vorresti gli arrivasse. Quella che anche tu stai ancora aspettando.
Di tribunali aperti ce ne sono tanti. E ogni tanto una parola sola basta a ricordare che non siamo obbligati a restare dentro.

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Se va tutto bene, ma tu stai male…
non è un dettaglio.
Domattina ti porto in una piscina
un po’ diversa dal solito.
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#serenitàistruzioniperluso #tristezza #consapevolezza #autocritica #mindfulness #compassione #staredallatuaparte #sipuòsemprerinascere

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